Elvira Nabiullina è la donna che, una volta di più, sta salvando la Russia con ragionevolezza e pragmatismo. La 58enne governatrice della Banca centrale russa, in sella dal 2013, sta gestendo i colpi di coda di Vladimir Putin e del suo governo sulle strategie politico-economiche volte a reagire alle sanzioni occidentali. Il tentativo di Mosca di reagire col sovranismo valutario imponendo all’Occidente il pagamento delle forniture energetiche in rubli piuttosto che in euro e dollari è stato fortemente sconsigliato dalla governatrice, che assieme al 51enne vicepremier Alexander Novak, ex ministro dell’Energia, sta bloccando ogni colpo di testa che potrebbe risultare fatale per la Russia.

“Oggi non c’è sufficiente disponibilità di rubli sui mercati internazionali, sul piano tecnico”, nota il  Corriere della Sera. “Né esiste questa possibilità nei contratti in vigore, sul piano giuridico”. Va aggiunto a ciò il fatto che l’aumento dei tassi di interesse deciso dalla Nabiullina per fermare il deprezzamento del rublo a partire dal 24 febbraio (dal 9,5% al 20%) rende difficile promuovere quelle manovre finanziarie di espansione della base monetaria che sarebbero necessarie per potenziare la disponibilità di rubli.



Fermo restando che non ha tutti i torti l’analista geopolitico Dario Fabbri laddove afferma che l’economicismo è una guida illusoria nel dettame strategico delle potenze, va altresì sottolineato che i vincoli reali e umani alle azioni delle potenze esistono e sarebbe sbagliato non inserirli nell’equazione: e se da un lato l’Occidente ha finora usato sull’energia il guanto di velluto del rifiuto dell’embargo totale alla Russia, dall’altro è stato il sagace calcolo di politica monetaria della Nabiullina a difendere il cambio del rublo. Gli esportatori energetici hanno continuato ad accumulare riserve di dollari e euro grazie alla “bolletta” quotidianamente pagata dai Paesi europei, e reinvestendo sul fronte interno l’80% delle riserve hanno fornito la base per salvare cambio e credibilità del rublo.

Politicamente, poi, il progetto di Putin “si stava scontrando con il rifiuto degli europei – Germania inclusa – e del G7. A quel punto si sarebbe presentato un ulteriore problema tecnico, se davvero la Russia avesse interrotto per ritorsione le forniture per le quali l’Unione Europea oggi paga circa 800 milioni di euro al giorno”. Lo abbiamo sottolineato su Inside Over: l’embargo energetico sarebbe un’opzione nucleare che creerebbe caos e destabilizzazione all’economia europea, ma rappresenterebbe un autentico suicidio per la Russia che come ha ricordato l’economista Massimo Amato si troverebbe senza euro, senza dollari e di fatto senza rubli, perchjé ripartirebbe il circolo vizioso del deprezzamento del rublo. Inoltre, prosegue il Corriere se Mosca avesse deciso per l’embargo sulla scia della formula “niente rubli, niente gas”, di certo “Gazprom avrebbe danneggiato i giacimenti, se avesse bloccato l’estrazione di gas, e allora non sarebbe rimasto che bruciarne la produzione mandando letteralmente in fumo la più grande risorsa della Russia”.

L’economista liberale diventata capo della Banca centrale ha convinto negli anni scorsi Putin a promuovere manovre restrittive sul piano economico per consolidare l’accumulazione di riserve monetarie per resistere alle sanzioni e ha saputo usare strategicamente il cambio e l’arma valutaria per sostenere player come Rosneft e Gazprom in momenti di crisi. Il Moscow Times ha dichiarato che Nabiullina ha grandi responsabilità per aver preparato la Russia a un’economia di guerra. Ma in questa fase assieme a Novak, esperto dei mercati energetici, appare il vero adulto nella stanza di fronte alle intemperanze del Cremlino. Putin ha provato a gestire la ritirata tattica dopo il climax di dichiarazioni del portavoce Dmitry Peskov degli scorsi giorni parlando con Olaf Scholz e Mario Draghi, primi acquirenti di gas russo, gettando acqua sul fuoco per mascherare l’inapplicabilità pratica della manovra sul rublo.

La realtà dei fatti è che la moneta è al tempo stesso riserva di valore, di potere e di credibilità. Il rublo ha recuperato terreno dopo la propria svalutazione eccessiva nei primi giorni di guerra proprio perché sostenuto dal rifiuto occidentale di sanzionare l’energia, dalla ricca presenza di riserve d’oro e di valuta pregiata nei forzieri russi e da una politica monetaria dinamica e assertiva. Un colpo di testa sull’energia desterebbe preoccupazioni eccessive e rischierebbe di tradursi in un contraccolpo. Ritirata tattica per Putin, dunque: il rimbalzo del rublo lo aiuta apertamente a respirare sul fronte economico, e i tecnici che ne gestiscono la politica monetaria, Nabiullina in testa, lo richiamano alla ragione per evitare caos e danni eccessivi al sistema-Paese russo.

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