Dici Asia, dici Cina. Pechino è ormai diventato così potente da rappresentare un intero continente. Sia da un punto di vista economico che politico, è il Dragone il primo grande protagonista asiatico. Xi Jinping intende sfruttare questo periodo d’oro per estendere l’influenza cinese in tutta la regione circostante. Ma entrando nell’orbita della Cina, gli altri Stati asiatici rischiano di unire il loro destino a quello del vicino. Nel bene, ma soprattutto nel male.

Flessione cinese

Nel male, perché secondo gli analisti il 2019 potrebbe essere per la Cina un anno nero. Il Pil cinese continuerà a crescere, ma a un tasso più basso, presumibilmente intorno al 6-6,5%. Il rallentamento è dovuto a diversi fattori, alcuni endogeni altri esogeni. C’è la guerra commerciale con gli Stati Uniti – della quale non si prevede l’esito – ma anche un pericoloso calo della domanda interna. Lo scorso marzo, all’apertura della sessione annuale del parlamento, il premier Li Keqiang è stato chiarissimo. L’ascesa della Cina prosegue ma al più basso ritmo degli ultimi 28 anni. Il governo ha già annunciato alcune misure di stimolo per cercare di rilanciare l’economia. Nuovi investimenti infrastrutturali, ma anche taglio delle tasse e riduzione di vari contributi sociali: basterà?

Gli effetti sul resto dell’Asia

Lasciamo la domanda in sospeso e cerchiamo di capire quali saranno gli effetti del brusco rallentamento cinese. A subire gli effetti nefasti di una simile previsione sarà l’intero continente asiatico. Nel prossimo futuro Stati Uniti e Cina sanciranno la pace commerciale, ma nel frattempo le economie asiatiche bruciano a fuoco lento, soprattutto quelle più piccole. L’intera regione dipende fortemente dalla domanda globale e le tensioni protezionistiche tra Washington e Pechino sono nocive. Entrando più nel dettaglio, la Cina copre un terzo della crescita globale e più o meno i due terzi di quella dell’Asia-Pacifico. Ciò significa che gli Stati asiatici che dipendono dagli scambi commerciali sono più vulnerabili per via della guerra dei dazi.

L’influenza negativa di Pechino

Se Stati Uniti e Cina non raggiungeranno al più presto un accordo, a farne le spese sarà tutta l’Asia. Il motivo è presto detto. Le difficoltà delle economie più piccole ricadrebbero anche su Stati stabili. È il caso di Hong Kong, Corea del Sud, Singapore e Taiwan, attivi nei settori dell’elettronica e dei semiconduttori. Il Ministero del Commercio di Singapore ha sottolineato proprio questo problema. “Un rallentamento più marcato del previsto dell’economia cinese – afferma la nota – potrebbe influenzare negativamente la crescita della regione a causa della diminuzione della domanda di importazioni dalla Cina, soprattutto in considerazione delle strette interconnessioni delle economie regionali con Pechino attraverso la loro partecipazione alla produzione e alle catene del valore dei servizi commerciali”.

Giappone, Taiwan, Filippine e Indonesia: alcuni esempi

C’è preoccupazione anche in Giappone, dove le esportazioni sono rimaste deboli per due motivi. La frenata cinese e l’indebolimento della domanda dei semiconduttori che ha colpito le spedizioni. Ma il fenomeno è più generale di quanto si possa pensare. Il calo dell’export si concentra per lo più nelle spedizioni in Asia e questo per il deterioramento della domanda aggregata della Cina. Si rilevano flessioni anche nelle statistiche di Filippine, Taiwan e Indonesia. Se Pechino va a picco, trascina con sé i volumi di tutte le altre esportazioni regionali. E per l’Asia sarebbe un enorme problema.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.