Cina e Russia hanno intenzione di proporre agli Stati Uniti e ai loro alleati una nuova politica nei confronti della Corea del Nord. Da parte di Mosca, l’annuncio è arrivato direttamente dall’ambasciatore russo a Pyongyang, Aleksander Matsegora, che ha fatto il punto della situazione all’emittente Vladivostok: “Al prossimo Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite vogliamo proporre una nuova strategia nei confronti della Corea del Nord, che possa portare alla definitiva denuclearizzazione della penisola: un obiettivo che abbiamo in comune con gli Stati Uniti”. Anche se, ha sottolineato Matsegora, “la politica di Washington da più importanza alla forza piuttosto che all’intelligenza”. Non dissimile la posizione della Cina, che ha esortato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ad adottare all’unanimità il progetto di risoluzione presentato con la stessa Russia per allentare una parte delle sanzioni sul nucleare che pendono sul governo nordcoreano. A questo proposito il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang, è stato chiarissimo: “Dialogo e contatto dovrebbero essere ripristinati il più presto possibile per sbloccare la situazione di stallo e impedire che il processo di intesa deragli o addirittura regredisca”.

La strategia di Cina e Russia

La richiesta del Dragone cinese e dell’Orso russo mira a revocare alcuni divieti imposti dall’Onu alle esportazioni della Corea del Nord per quanto riguarda i prodotti ittici e tessili e le statue, così da incoraggiare il proseguo dei colloqui di denuclearizzazione tra Washington e Pyongyang. Come se non bastasse, entrambi chiedono di porre fine al divieto di impiegare lavoratori nordcoreani all’estero e di annullare una misura del 2017 che impone il rimpatrio di tutti i lavoratori nordcoreani all’estero entro la prossima settimana. La bozza esenterebbe i progetti di cooperazione ferroviaria e stradale dall’ambito delle sanzioni Onu, così da consentire l’esercizio parziale della cooperazione pratica tra le due Coree. Resta da capire se la risoluzione citata verrà posta ai voti. Certo è che al momento Stati Uniti, Francia e Regno Unito non sembrano avere alcuna intenzione di revocare alcuna sanzione prima della rinuncia da parte di Pyongyang ai suoi programmi balistici e nucleari.

Due strade, una trappola

La bozza del documento è una spada di Damocle che pende sulla testa di Donald Trump. Il presidente americano è inchiodato all’angolo e non ha molte scelte: o mantiene le promesse avviando veramente un processo di distensione con la Corea del Nord – come da lui stesso più volte dichiarato – oppure rischia di fare la figura del bugiardo cronico. Come ha sottolineato Reuters, non sappiamo quando Russia e Cina presenteranno in forma congiunta al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, né è chiaro se i due Paesi faranno davvero la mossa. Insomma, da qualsiasi prospettiva la si guardi, la situazione, per Trump, è alquanto ingarbugliata. Nel caso in cui Washington dovesse opporsi all’ipotetica risoluzione sino-russa, gli Stati Uniti passerebbero per i responsabili dello stop ai negoziati di denuclearizzazione; qualora accadesse l’opposto, invece, Trump rischierebbe di essere scavalcato da Mosca e Pechino nei rapporti con Pyongyang. Il tempo scorre e la fine dell’anno si avvicina.

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