Modernizzare le campagne affidandosi ai giovani. La Cina sta valutando l’idea di inviare nell’entroterra del Paese oltre dieci milioni di ragazzi per promuovere lo sviluppo tecnologico, culturale e medico delle zone rurali più isolate. La decisione non è ancora stata presa, eppure c’è già chi parla di un ritorno al maosimo. In realtà, dietro l’eventuale mossa del Partito Comunista Cinese, c’è ben poco di politico. Il vero obiettivo è economico: risollevare le aree più depresse. Quelle che ancora non hanno subito gli influssi del miracolo cinese.

“I giovani salveranno le campagne”

La proposta è piuttosto singolare, ma non viene direttamente dal Partito, bensì dalla Lega giovanile comunista, una sorta di incubatrice per i funzionari politici del domani. O, meglio ancora, uno strumento di propaganda governativo che si dedica alla formazione politica, morale e ideale dei giovani cinesi. Il cuore della proposta è semplice: spedire nelle campagne, su base volontaria, forze fresche e abituate alla vita cittadina. Qualche giorno fa il Global Times elogiava così il suggerimento della Lega: “Alcune aree rurali devono innovare i loro modelli di sviluppo tradizionali e i giovani possono fare la loro parte aiutandole”.

Un progetto economico

La migrazione di massa dei giovani dovrebbe avvenire entro i prossimi tre anni, con i viaggi dei giovani previsti per lo più durante le vacanze estive. Di sicuro una simile trovata risponde a una strategia precisa. Da decenni la Cina deve fare i conti con enormi diseguaglianze che tagliano il Paese in due parti. Le regioni occidentali, più distanti dal mare, sono le più povere. Qui Pechino vuole intervenire per tamponare una pericolosa emorragia. La stessa che porta nelle megalopoli più ricche migliaia di contadini in cerca di fortuna. Ma simili migrazioni interne spesso non producono risultati sperati, né per i cercatori di fortuna né per le città. I primi finiscono al margine della società, sfruttati e sottopagati. I centri urbani, invece, sentono crescere la pressione demografica.

Sviluppare le zone rurali

Dietro le spoglie di una Cina rampante si nasconde l’altra faccia della medaglia. Nelle campagne vivono poco meno di 600 milioni di persone, la maggior parte delle quali non gode neanche della metà dei vantaggi degli abitanti delle metropoli. L’insoddisfazione cresce, il rischio di disordini sociali è concreta anche se sotto controllo. In più le città sono al collasso e bisogna porre fine alla loro crescita incontrollata. I giovani spediti nelle campagne servono dunque per tappare una falla pericolosa. Uno sviluppo delle zone rurali, infatti, innescherebbe una crescita dei consumi interni oltre alla riduzione delle diseguaglianze.

Un servizio civile con caratteristiche cinesi

La produttività nelle campagne, d’altronde, è in picchiata. Il mix tra piccole aziende agricole e industrie locali fatica non offre un futuro tranquillo. Gli abitanti del posto lasciano quindi la propria terra provocando la classica fuga dei cervelli. Ma questo fenomeno contribuisce ancor di più a svuotare le aree rurali. Ecco: Xi Jinping vuole evitare lo spopolamento delle campagne. Il servizio volontario permetterà a milioni di giovani di diffondere conoscenze in loco su argomenti quali finanza, tutela dell’ambiente e scienza. Non solo: daranno una mano all’interno del sistema educativo e medico. Tutto con l’obiettivo di spingere 100mila giovani a tornare nelle campagne per avviare attività commerciali nella loro terra d’ origine. Insomma, siamo di fronte a una sorta di “servizio civile con caratteristiche cinesi”. Il piano è ambizioso ma c’è già chi ha protestato sui social network locali. “Sembra di esser tornati ai tempi di Mao”, è la lamentela più diffusa su Weibo.

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