La Cina rallenta il passo e la sua economia, mai così male dal 1992, arranca. Dall’altra parte dell’Oceano, invece, gli Stati Uniti esultano per essere entrati nel ciclo di espansione economica più lungo della loro storia, superando i 120 mesi consecutivi di crescita risalenti al periodo compreso tra il marzo 1991 e il marzo 2001. I media hanno già iniziato a celebrare il funerale del Dragone e tessere le lodi di Washington, ma è presto per decretare vincitori e vinti. Pochi hanno squarciato il velo davanti ai numeri pubblicati dalle statistiche che sì, raccontano di una Cina in affanno, ma non di un Paese sull’orlo del baratro.

L’economia cresce ma rallenta

È il paradosso di Pechino, considerato prossimo alla disgrazia nonostante raccolga buoni risultati, soprattutto se paragonati a quelli del resto del pianeta. La Cina ha rallentato ma continua comunque a crescere, e citare corsi e ricorsi storici non aiuta certo a comprendere la complessità politica di questo Paese. Gli ultimi dati parlano di una crescita del pil nel secondo semestre, quindi da aprile a giugno scorso, di +6,2%.; un valore che rientra perfettamente nel range prefissato dalle autorità per il 2019, compreso tra il 6% e il 6,5%. Xi Jinping deve tuttavia prendere atto di un -0,2% rispetto al trimestre precedente e un -0,4% rispetto al 2018, un divario che non deve allargarsi ulteriormente. Sui motivi di una simile flessione gli esperti non hanno dubbi: la guerra commerciale con gli Stati Uniti, che ha creato un clima sfavorevole per nuovi investimenti e danneggiato, in parte, l’esportazione cinese verso il mercato americano.

Le frecce di Xi

Il governo cinese ha già studiato le contromosse da adottare. Accanto agli sgravi fiscali, sia su persone fisiche che su aziende, Pechino investirà denaro in progetti infrastrutturali e fornirà credito privilegiato alle pmi, grazie al ben oliato sistema bancario su cui può contare il Dragone. Intanto, però, il paradosso non si ferma qui perché mentre il pil rallentava la sua corsa verso la vetta del mondo, la produzione industriale, a giugno su base annua, cresceva del +6,3%, così come le vendite al dettaglio, segnando un incoraggiante +9,8%. La Cina continua a crescere anche se lo fa a un ritmo più lento di quello che aveva tenuto negli anni passati. Si può dunque dire che si è aperta una crepa nel sistema economico cinese? Non proprio. Il Dragone deve fare i conti con qualche crepa, fra cui un sistema bancario delicato e il rischio dello scoppio di qualche bolla (occhio al settore immobiliare), ma la sua economia rimane solida.

Meno tasse e più investimenti

La Cina si basa ovviamente sui numeri ma, rispetto a quanto siamo abituati a fare in Occidente, il governo cinese ragiona sul lungo periodo e non sul breve. La Cina, sia in risposta al rallentamento attuale che in vista degli anni a venire, ha tagliato 119 miliardi di dollari di tasse per le Pmi nei primi cinque mesi del 2019 e ne ha investiti 69 in vari progetti infrastrutturali. Per quanto riguarda il primo punto, l’obiettivo del governo è dare ossigeno alle piccole e medie imprese, che superano il 99% del totale delle imprese registrate nel Paese; con la detrazione fiscale e la riforma dell’Iva, i costi di produzione sono diminuiti e l’attività imprenditoriale ha ripreso slancio. Sul secondo punto, la Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma (Ndrc), che si occupa di pianificare l’economia della Cina, ha approvato 94 progetti di investimenti, comprendenti capitale speso per infrastrutture, proprietà, macchinari e materiali vari; i progetti riguardavano per lo più il settore energetico, dei trasporti e le industrie ad alta tecnologia.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.