La scalata della Cina alla vetta del mondo prosegue ma la velocità di crociera del Dragone diminuisce. È questo il paradosso con il quale, da ormai qualche anno, deve fare i conti Pechino. Il problema è che oggi il governo cinese è chiamato ad affrontare una serie di nuove e cruciali problematiche, per la prima volta presenti nell’agenda politica del Partito comunista cinese. Innanzitutto la Cina è invischiata fino al collo in una estenuante guerra commerciale con gli Stati Uniti, la stessa che ha spinto la classe media a tirare il freno dei consumi. Come se non bastasse, la peste suina africana ha falcidiato gli allevamenti di maiali presenti in tutto il Paese. Dalle fonti ufficiali pare che siano morti a causa della malattia (o siano stati uccisi) oltre un milione di esemplari, anche se altre fonti parlano di centinaia di milioni di maiali infetti, e quindi soppressi. Considerando che la Cina è il primo produttore al mondo di carne suina, che la carne di maiale rappresenta uno degli alimenti cardine dell’alimentazione locale e che l’epidemia ha distrutto interi allevamenti, due sono le conseguenze nefaste che si sono abbattute sul Paese: la carne suina è introvabile e il suo prezzo è schizzato alle stelle. Ma la Cina deve fare i conti anche con altri due problemi non da poco: l’enorme debito accumulato dalle amministrazioni locali e la precaria situazione bancaria. Riguardo quest’ultimo punto, ricordiamo che Pechino è dovuto scendere in campo per salvare diversi istituti a un passo dal crac.

Una riunione fondamentale

Tutto questo ha provocato una contrazione del sistema economico cinese. Uno Stato normale, forse, sarebbe finito in ginocchio. Non la Cina che, forte di una popolazione di 1,4 miliardi di individui e di una gestione centralizzata dell’apparato economico, è riuscita a limitare i danni. Entro la fine del mese si proverà a fare un quadro della situazione. A Pechino si svolgerà infatti una riunione alla quale parteciperanno centinaia di alti funzionari responsabili delle politiche economiche, governatori provinciali e capi delle banche statali. Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, il vertice si preannuncia di fondamentale importanza visto che contribuirà a stabilire le priorità del Paese in ambito economico per il prossimo anno. Verranno inoltre fissati obiettivi di crescita, sarà analizzata l’inflazione e si capirà quanti stimoli fiscali e monetari saranno necessari per raggiungere i traguardi prefissati. Le prime indiscrezioni parlano della volontà cinese di perseguire una modesta espansione delle politiche fiscali e monetarie per sostenere l’economia, ma senza ricorrere a “forti stimoli”. In altre parole, Pechino continuerà a favorire la sua crescita economica stando però ben attento a prevenire ogni rischio.

Le stime per il 2020

Il tasso di crescita per il 2020 dovrebbe essere pari o superiore al 6%. Per il Partito Comunista cinese sotto questa soglia sarà impossibile scendere. Pena: il fallimento della pianificazione politica ed economica. Il nuovo obiettivo sarà supportato dall’aumento del rapporto tra il disavanzo fiscale e il 3% del pil, dall’emissione di oltre 424 miliardi di dollari di obbligazioni locali per sostenere i progetti infrastrutturali delle amministrazioni locali e da una politica monetaria accomodante, volta a ridurre i costi dei prestiti per consumatori e imprese. In ogni caso, qualche giorno fa, la Bank of China ha predetto per il 2020 un tasso di crescita annuo pari al 6,1%: “Il verdetto generale è cautamente ottimistico”. Al di là della crescita, altri due problemi ai quali si cercherà di trovare una soluzione riguardano la citata bomba a orologeria rappresentata dal debito pubblico della Nazione e il cosiddetto rischio decoupling tra l’economia cinese e quella americana.

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