Sul gas naturale il Cremlino non lascia, raddoppia sul fronte della richiesta di pagamenti in rubli.  “Le aziende straniere possono acquistare rubli con euro e dollari e pagare così il gas. Di fatto niente è cambiato”. Lo dice il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov citato dalla Tass. Peskov mostra la posizione del governo russo e di Vladimir Putin dopo che nella giornata di ieri il G7 ha rifiutato l’opzione di usare la divisa russa per comprare l’energia di Mosca. “Non facciamo beneficenza” è stata la risposta di Peskov, che ha dettato la linea di Mosca alle imprese straniere, molte delle quali, tra cui l’italiana Eni, hanno rifiutato l’opzione.

Il rublo sta rimbalzando dopo esser finito nella bufera nelle prime settimane di guerra per effetto dell’esclusione dallo Swift di molte istituzioni finanziarie russe, delle sanzioni occidentali e della fuga di capitali. Elvira Nabiullina, governatrice della Banca centrale russa, sta incentivando la sua strategia di resistenza alle sanzioni applicata già dal 2014, che mira a sfruttare le riserve di valuta pregiata per sostenere il cambio del rublo. Putin ora vuole bypassare la manovra pretendendo direttamente il pagamento di gas e petrolio nella divisa russa. Il Wall Street Journal ha raccolto l’opinione di Christian Kopf, capo della sezione Fixed Income di Union Investment, società di asset management, secondo il quale l’obiettivo della Russia è “invertire il flusso di denaro” decretato dalla Nabiullina, che ha imposto ai venditori energetici di riversare l’80% dei proventi in euro e dollari nel sostegno al rublo, e che “questa mossa appare improbabile” da realizzare ma mostra “la volontà russa di aumentare la domanda di rubli”.



Peskov dimostra chiaramente con le sue dichiarazioni che la linea di Putin è di radicale proseguimento del percorso verso l’autonomia monetaria. “Niente pagamenti, niente gas“: lo ha confermato il portavoce del Cremlino, citato dall’agenzia Interfax, in un’intervista all’emittente Usa Pbs, in cui ribadisce un concetto espresso già ieri con chiarezza. “Non invieremo gas gratis all’Europa occidentale. Appena avremo (su questo punto) una decisione finale, vedremo che si può fare”, ha detto il portavoce. Il quale, parlando alla Tass, non ha risparmiato critiche alle mosse di Joe Biden, che ha definito Putin “macellaio” e “dittatore sanguinario”: gli “insulti personali” lanciati dal presidente americano Joe Biden nei confronti del leader russo Vladimir Putin influenzano negativamente le relazioni tra i due Paesi. Così come lo fanno gli appelli, poi corretti dalla Casa Bianca, a un cambio di regime al Cremlino.

Tuttavia, Peskov apre alla possibilità di non chiudere le relazioni con Washington. L’opzione di una rottura bilaterale tra Mosca e Washington, mai accaduta nemmeno ai tempi della Guerra Fredda, non è sul tavolo.  Nonostante le profonde incomprensioni, ha proseguito Peskov, “occorre in ogni caso un dialogo tra Russia e Stati Uniti”. “E’ necessario non solo nell’interesse dei nostri due Paesi, ma anche nell’interesse del mondo intero. In un modo o nell’altro, prima o poi dovremo parlare di questioni di stabilità strategica, sicurezza e così via”. Peskov sottolinea la visione che negli Usa ha alfieri di peso come il capo della Cia William Burns e spera in un confronto diretto che, evidentemente, il Cremlino vuole ottenere. Sul fronte europeo Peskov ribadisce che l’interlocutore principale resta Emmanuel Macron e guarda con interesse ai colloqui che proseguiranno oggi in Turchia: osservato speciale l’oligarca Roman Abramovich in veste di pontiere, non membro della delegazione russa ma in prima fila per mediare. La presenza del miliardario russo  ai colloqui di Istanbul ha ricevuto “l’approvazione di entrambe le parti”, sottolinea Peskov, per il quale “oggi o domani si chiarirà se c’è qualcosa di promettente o meno nelle prospettive” dei negoziati russo-ucraini. Siamo, dunque, ai momenti verità. E tra braccio di ferro, aperture, mediazioni e guere di nervi il Cremlino mostra che, fortunatamente, la sua vena negoziale non è ancora chiusa. Ma il clima con l’Occidente è teso. E la mossa sui rubli richiesti per i pagamenti delle forniture energetiche lo testimonia apertamente.

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