La finanza e l’economia reale non vanno sempre d’accordo, come sembrano dimostrare alcuni dati giunti dagli Stati Uniti. L’indice americano Standard & Poor 500 (S&P 500) è cresciuto del 12 per cento nella settimana appena trascorsa ed ha realizzato il maggiore incremento, in sette giorni, dal 1974 ad oggi. L’indice segue l’andamento di un paniere formato dalle 500 aziende statunitensi a maggiore capitalizzazione e la sua esplosione è legata a diversi fattori. Per Stephen Innes, global chief market strategist presso Axicorp, il rialzo sarebbe dovuto al rallentamento del Covid-19 in Europa, alla fine del lockdown in Cina ed alla prospettiva di una ripartenza economica globale: questi sviluppi avrebbero infatti galvanizzato i mercati. Non meno importante è stata la proattività della Fed, pronta ad investire oltre due trilioni di dollari contro la recessione economica.

Una crisi senza precedenti

L’entusiasmo di Wall Street cozza con i dati provenienti dal mercato del lavoro. Oltre sedici milioni di americani hanno richiesto, nelle ultime tre settimane, il sussidio di disoccupazione: una cifra monstre equivalente all’11 per cento della forza lavoro statunitense. L’epidemia di Covid-19 ha provocato un vero e proprio terremoto negli Stati Uniti e le sue ricadute sono state repentine, anche se paragonate a quelle di recessioni storiche. Durante la Grande Recessione, ad esemoio, ci vollero oltre due anni per raggiungere gli 8.5 milioni di posti persi. Per gli economisti della Bank of America il tasso di disoccupazione raggiungerà il 15.6 per cento a livello nazionale (a marzo era al 4,4 per cento) tra aprile e giugno mentre i datori di lavoro saranno costretti a tagliare tra i 16 ed i 20 milioni di posti. L’intervento del governo potrebbe mitigare gli effetti peggiori della crisi: il Congresso ha votato in favore di un incremento dei sussidi per evitare la bancarotta di molti cittadini.

Le prospettive

Il futuro dell’economia americana è legato alla durata ed alla persistenza della crisi determinata dall’emergenza sanitaria Covid-19: tanto più veloce sarà la scoperta di un vaccino, di un farmaco o l’implementazione di misure di contenimento efficaci tanto più robusta e rapida sarà la ripresa. Non c’è dubbio, però, che le ferite inflitte al tessuto sociale saranno rilevanti e destinate a durare nel tempo. Il presidente Donald Trump, che sperava in una facile rielezione grazie alle prestazioni del sistema produttivo ed ai bassi tassi di disoccupazione, è ora a rischio così come l’intera classe politica americana. Lo sconvolgimento in corso potrebbe portare ad una delegittimazione del Partito Repubblicano e di quello Democratico oppure, in un’ipotesi più conservativa, ad una netta vittoria di Joe Biden. La media dei sondaggi realizzata da Real Clear Politics vede l’ex vicepresidente di Barack Obama decisamente in testa: 49,8 per cento delle intenzioni di voto contro il 43.2 dell’ex tycoon.

La brillante prestazione dei mercati azionari non deve suscitare facili entusiasmi: la ripresa dell’economia sarà molto più lenta e farraginosa di quella di Wall Street, più legata agli entusiasmi ed al panico determinati da eventi improvvisi. La ricostruzione del tessuto produttivo del Paese sarà dunque un processo graduale.

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