Criptovalute. Alcuni le definiscono le “monete del futuro”. Per altri sono invece un piccolo mercato di nicchia destinato ad estinguersi. Ma cosa sono esattamente e fino a dove potrebbero realisticamente arrivare?

Cos’è una criptovaluta

Per dare una definizione della crpitovaluta il più possibile vicina alla realtà occorre affidarsi a esperti del settore. Secondo il portale Criptovalute24, magazine italiano di riferimento sul settore, “Le criptovalute o criptomonete sono valute smaterializzate, monete intangibili e virtuali che si muovono esclusivamente tramite la rete e con la tecnologia peer to peer. Quella, per capirci, che era alla base della condivisione di file musicali o di altro genere in rete”.

Si tratta dunque di moneta virtuale che non è sottomessa ad un’autorità centrale predisposta alla sua emissione e al controllo della sua circolazione. Queste monete virtuali sono utilizzate per transazioni finanziarie di vario genere e finora quelle più diffuse sono le compravendite delle criptovalute stesse.

La diffusione esponenziale delle monete virtuali

Il valore di una criptovaluta è determinato dalla sua diffusione ed è “agganciato” alle valute reali. Per capirci meglio un Bitcoin, la criptovaluta più diffusa, vale oggi poco più di 4.000$, mentre un Ethereum, un’altra criptovaluta  ne vale 400. Dal 2009, anno di nascita del Bitcoin, sono nate numerosissime criptovalute e il Wall Street Journal ne ha recensite almeno 80. Numero che, considerata la diffusione, è destinato ad aumentare a dismisura.

Tuttavia le criptovalute non sembrano solo destinate a diffondersi a macchia d’olio, ma potrebbero addirittura diventare “un’alternativa stabile alle tradizionali divise nazionali”, come dichiarato da Ronnie Moas, direttore della Standpoint Research Inc. Secondo le stime dello stesso analista il mercato delle criptovalute, che attualmente ha già un valore di 140 miliardi di dollari, arriverà a toccare quota 2mila miliardi di dollari solo fra due anni. Una crescita dunque esponenziale.

Le Banche Centrali corrono ai ripari

Di questa diffusione senza controllo se ne sono accorti anche gli Stati e le rispettive Banche Centrali. Queste stanno già preparando una strategia per incanalare le criptovalute nei binari della legalità. “Se non puoi batterle, diventane alleato”, scrive Bloomberg all’interno di un pezzo dedicato proprio alla diffusione delle monete virtuali. Nello stesso articolo viene descritto come la Banca Popolare cinese abbia già in serbatoio un prototipo di criptomoneta nazionale, con l’intenzione di diventare la prima Banca Centrale al mondo a diffonderla. Sullo stesso binario si sono già inserite a ruota la Banca Centrale giapponese, la BCE, la Banca Centrale olandese e quella russa.

Pare però essere una corsa contro il tempo perché c’è “il rischio che [le banche centrali] possano reagire troppo tardi”. Dello stesso avviso è Xiao Geng, professore dell’Università di Hong Kong, che su Bloomberg ha detto che: “Le Banche centrali non sono ancora pronte per regolare le monete virtuali”. Se tra le istituzioni si cerca di correre ai ripari, nell’universo delle criptovalute si continuano a fare passi da gigante.

Bitcoin, Ethereum e l’anarchia monetaria

Bitcoin, la moneta virtuale più utilizzata, è, secondo numerosi analisti, destinata a lasciare il passo ad Ethereum. Tra le due vi è una differenza sostanziale. Mentre infatti Bitcoin è una semplice valuta, Ethereum è una piattaforma, dove oltre alla circolazione di moneta virtuale, vengono stipulati veri e propri contratti basati sulla moneta Ethereum. Un ulteriore salto di qualità che complica ulteriormente il lavoro delle banche centrali. Siamo dunque di fronte a un bivio storico. Se le istituzioni bancarie, finora detentrici del controllo dell’emissione e della circolazione del contante, non dovessero riuscire a inglobare le criptovalute, queste potrebbero creare un nuovo sistema monetario alternativo. Un nuovo ordine che potremmo chiamare “anarchia monetaria”.

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