La Federal Reserve ha annunciato nuovi preoccupanti dati sulla salute economica degli Stati Uniti. Tutte le principali banche centrali nel mondo si trovano più o meno nella stessa situazione.

Lo stimolo monetario della Federal Reserve

Sta per terminare il periodo di forte espansione monetaria, atto ad eliminare la deflazione persistente nell’economia e raggiungere il tanto atteso tasso d’inflazione al 2%. Uno stimolo monetario che in America si è fatto sentire più che in altri Paesi, con un’iniezione di 14 trilioni di dollari a fine 2008 per salvare comparti bancari e assicurativi. Da allora la Federal Reserve ha continuato a perseguire questa politica di espansione monetaria. La crisi dei subprime aveva portato ad un crollo generale della domanda interna negli Stati Uniti.

Cittadini e famiglie americane o non avevano più soldi per acquistare beni oppure preferivano risparmiare in attesa di tempi migliori. Un meccanismo che porta alla deflazione, ovvero all’abbassamento generale dei prezzi dei prodotti sul mercato, così da renderli più appetibili per i consumatori. La deflazione porta però con sé un’altra conseguenza negativa. Le imprese potrebbero decidere di produrre meno beni proprio perché i loro prodotti sono divenuti troppo poco remunerativi, cioè costano di meno.

Gli americani hanno accumulato enormi debiti con i bassi tassi d’interesse

In questo scenario dunque la Federal Reserve, così come le sue colleghe d’oltreoceano, hanno deciso iniettare denaro liquido. Purtroppo, però, tale mole di soldi è andata principalmente agli istituti finanziari, quali banche e assicurazioni. Qual è stato poi il passo successivo? La Federal Reserve, fin da subito dopo la crisi del 2008 ha adottato una politica dei “bassi tassi d’interessa”. Traduciamo. La Banca Centrale americana ha tenuto il costo del denaro su un livello più che basso e così si sono dovuti adattare tutti gli istituti di credito del territorio americano. La conseguenza è logica.

Le banche americane, piene di soldi arrivati dalla Fed, hanno ricominciato a fare credito a cittadini, famiglie e aziende a tassi agevolatissimi e convenienti per i consumatori. Un modo per far ripartire l’economia dopo una brutta crisi, ma non di certo il modo più sicuro. La Federal Reserve ha infatti lanciato da poco un allarme. Il totale dei debiti contratti dalle famiglie americane sarebbe arrivato alla cifra di 40.000 miliardi di dollari. Ovvero più di due terzi del Pil americano stesso. A ciò si devono poi aggiungere i 20.000 miliardi di debiti accumulati dall’amministrazione americana nei confronti delle imprese americane.

Il debito delle famiglie porta dritto verso un’altra bolla

Queste cifre sono preoccupanti e il fatto che la stessa Fed abbia lanciato l’allarme non è un caso. L’immenso debito contratto dai cittadini americani potrebbe infatti causare il rallentamento nonché la decrescita della domanda interna. Un fenomeno che, come abbiamo visto, porta ad una generale deflazione. Ma non solo. Se il livello del debito dei cittadini nei confronti delle banche dovesse continuare ad aumentare, le banche potrebbero iniziare a guardare con seria preoccupazione la capacità delle famiglie americane nell’onorare i debiti. A quel punto gli istituti di credito, per tutelarsi, potrebbero spingere per un rialzo dei tassi d’interesse per fermare l’espansione della bolla. Bolla che però a quel punto sarebbe giunta a un punto di non ritorno per molti cittadini, incapaci di reggere gli interessi aumentati sui loro debiti.

La stessa situazione osservata nel 2007. Ora cosa può fare la Federal Reserve per evitare un’altra crisi, che secondo molti analisti avrebbe effetti ancor più devastanti dell’ultima? Continuare l’espansione monetaria, ma lungo una strada che porta direttamente all’economia reale. Infrastrutture, opere pubbliche e redditi per le famiglie, sono le ricette per uscire dalla spirale del debito. Il denaro immesso nell’economia senza connessione con la produzione reale, come sta avvenendo ora negli Stati Uniti e in Europa, porta alla creazione di un’economia basata unicamente sulla fiducia nel futuro. La moneta, da intermediario di scambi, diventa dunque semplice riserva di valore fiduciario. E nel momento in cui questa fiducia viene meno ecco che la bolla è pronta scoppiare, come in passato. 

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