Dalla prima volta che la parola Brexit è stata pronunciata, ha generato una sorta di psicosi tutta tesa ad immaginare il futuro di un Europa monca. Tra i dubbi più gettonati quelli che riguardano le frontiere, i rapporti tra euro e sterlina e perfino il futuro stesso della lingua inglese nel Vecchio Continente. Fra questi dubbi eccellenti vi è quello del futuro della Londra finanziaria: la city sarà ancora un faro luminoso per le Borse di tutto il mondo o diventerà un hub di periferia? La Brexit, infatti, potrebbe danneggiare l’attrattiva di Londra come centro bancario europeo, punto di ingresso nell’UE e centro finanziario globale.

La city in numeri

La forza di Londra come centro finanziario globale è quella di un gigante. La capitale britannica possiede una quota di quasi il 50% in alcuni segmenti dei mercati finanziari globali. Il Regno Unito è anche uno dei principali attori nei mercati azionari statunitensi, con il 20% del mercato globale. Al contrario, altri paesi europei svolgono solo un ruolo relativamente piccolo nei mercati mondiali. In termini di mercati europei, il Regno Unito e la Germania detengono, poi, ciascuno una quota di oltre il 20% nell’emissione di cartolarizzazioni, ovvero di quei processi che trasformano strumenti finanziari non trasferibili in altri strumenti finanziari trasferibili. La quota di attività, poi, dei fondi di investimento in Europa è del 24% per il Regno Unito, rispetto al 22% in Francia e al 17% in Germania (Fonte: Oecd).

Ma questo colosso quanto è indipendente dall’Unione europea? Recenti ricerche hanno scoperto che la sincronizzazione dei cicli economici tra il Regno Unito e l’area dell’euro è aumentata dalla fine degli anni ’90. Gli studi di due economisti, Nauro Campos e Corrado Macchiarelli, hanno recentemente sostenuto che ciò probabilmente aumenta i costi di una potenziale uscita del Regno Unito dall’UE. Il ciclo del credito del Regno Unito è diventato anche significativamente più allineato con il ciclo del credito dell’area dell’euro, in particolare dalla fine degli anni ’90. Ciò evidenzia che i legami finanziari UE-Regno Unito sono diventati più stretti, anche se non ci dice chi soffrirebbe di più da questo divorzio. Ma se questo timore perdura soprattutto tra le burocrazie continentali, in quel di Canary Wharf non ci si scompone troppo.

Secondo Youssef Cassis, professore di storia economica al College of Europe, specializzato in centri finanziari, capitali finanziarie come Londra hanno una notevole longevità e la loro ascesa e caduta si verifica in genere a un ritmo “glaciale”.Non vi sarebbe tra l’altro, a suo dire, un precedente storico di una grande economia, quella europea, che si sia mai disaccoppiata dal suo relativo hub finanziario (Londra). Nel corso del tormentato destino del voto sulla Brexit si erano espressi, negli scorsi mesi, anche top manager come l’amministratore delegato di Deutsche Bank John Cryan: Cryan, tuttavia, sostiene che il distretto finanziario britannico sarà “molto diverso” quando cambieranno le sue relazioni con il resto dell’Europa. La Brexit, tuttavia, non rovinerà la posizione della City di Londra come principale centro finanziario europeo, poiché è importante per un istituto finanziario come una banca “inseguire” i propri clienti, e per molti di questi, soprattutto in alcune aree, Londra è il più grande hub commerciale”.

Il caso della Total

Cauti gli studiosi, fiduciosi molti operatori finanziari. Eppure, alcuni casi concreti mostrano che qualcosa sta accadendo e più di qualcuno è pronto a fare la valigia. La compagnia petrolifera francese Total ha infatti previsto di ritirare il proprio denaro dal Regno Unito dopo la Brexit e di rimpatriare il suo hub finanziario a Parigi,compresi 60/ 70 posti di lavoro, entro la fine del 2020. “Una decisione logica”, secondo il suo CEO Patrick Pouyanné, data la decisione del Regno Unito di lasciare l’Ue.

La decisione di Total di abbandonare la città solleverà ancora una volta dubbi sul fatto che Londra possa mantenere la sua posizione di centro finanziario più importante d’Europa contro la concorrenza di Parigi e Francoforte. Pouyanné ha affermato che dal punto di vista legale “non cambierà molto”, ma la società spera di inviare un segnale positivo secondo cui Parigi è un luogo attraente per gli affari, un gesto di fiducia verso l’Europa. La decisione di Total di riportare il suo nucleo finanziario a Parigi arriva sei anni dopo che la società aveva spostato le sue operazioni finanziarie a Londra per avvicinarsi ai più importanti investitori, consulenti e analisti del settore petrolifero. Da allora, la Brexit ha sollevato incertezza sul futuro accesso del Regno Unito ad altri centri finanziari dell’UE e Total ha pianificato di investire un quinto dei suoi investimenti in energia a basse emissioni di carbonio entro i prossimi 15 anni.La ritirata dal Regno Unito è iniziata lentamente nei primi mesi dello scorso anno dopo aver annunciato l’intenzione di spostare la propria squadra di 200 energy trader da Londra a Ginevra.Stessa sorte per il team londinese incaricato di commercializzare il gas naturale liquefatto (GNL), di recente rientrato a Parigi per unirsi a questo nuovo business.

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