Saudi Aramco è in difficoltà. La compagnia nazionale saudita di idrocarburi ha reso noto che i profitti del secondo trimestre sono crollati del 73 per cento ( da 24.6 miliardi di dollari a 6.6) rispetto allo stesso periodo del 2019. Le cause sono da ricercare nella caduta dei prezzi del petrolio, che si sono inabissati a causa del crollo della domanda energetica generata dalla pandemia. Il calo dei profitti e la crescita dei debiti non dovrebbero ostacolare i piani di Aramco che ha in programma di pagare 75 miliardi di dividendi nel 2020 e di elargire 18.75 miliardi per il trimestre appena trascorso. Secondo Amin Nasser, amministratore delegato dell’azienda, l’allenamento dei lockdown nazionali dovrebbe stimolare la domanda e potenziare la performance  nei mesi a venire.

L’importanza di Aramco

Saudi Aramco è controllata dal governo dell’Arabia Saudita, che ne detiene il 98.5 per cento del valore azionario e costituisce uno dei fiori all’occhiello di Riyadh. Aramco è la seconda compagnia al mondo per possesso di risorse petrolifere (più di 270 miliardi di barili), la prima per quanto riguarda la produzione di greggio e gestisce la più grande rete di idrocarburi al mondo: il Master Gas System. Le condizioni di salute dell’azienda sono vitali per la monarchia saudita che è impegnata, ormai da anni, in una vera e propria guerra fredda con Teheran per espandere la propria influenza geopolitica in Medio Oriente e nelle aree limitrofe. Aramco, nonostante un 2020 poco esaltante, mostra segnali di vitalità. Nel mese di giugno ha acquistato il 70 per cento delle quote del gigante petrolchimico Sabic dal Fondo di Investimento Pubblico Saudita dando così vita ad una delle maggiori intese del comparto chimico mondiale. Si è trattato di un investimento strategico in grado di espandere  le capacità di raffinazione ed agire sulla catena degli idrocarburi.

La via del gas

Aramco ambisce a diventare, entro il 2030, uno dei principali produttori di gas naturale al mondo e ad esportare la risorsa. Per raggiungere questo obiettivo la compagnia ha in programma di raddoppiare la produzione di gas entro la prossima decade. La strategia è chiara: l’idrogeno, come riportato da Start Magazine, potrebbe rivelarsi come uno degli strumenti a cui il mondo potrebbe affidare la ricostruzione post-pandemia, producendo al contempo energia senza emissioni di Co2 e posti di lavoro. Ecco spiegata l’attenzione di Aramco al settore, che appare promettente e che può garantire ottime prospettive a Riyadh. Aramco ha recentemente annunciato di aver scelto i compressori di Siemens Energy per il suo progetto denominato Hawiyah Unayzah Gas Reservoir Storage (HUGRS). L’idea è quella di creare un deposito di gas, situato a 162 chilometri da Riyadh, dove accumulare il surplus energetico non utilizzato nei mesi invernali e sfruttarlo nei mesi caldi in caso di crescita della domanda.

Le principali compagnie petrolifere mondiali, tra cui ci sono British Petroleum, Exxon Mobil e Saudi Aramco, si sono recentemente impegnate a ridurre le emissioni di gas serra come parte dello sforzo per lottare contro il cambiamento climatico. Il trend verde può dunque influenzare, almeno parzialmente, le politiche aziendali e favorirne un certo mutamento.

Energia e lotta politica

Non bisogna dimenticare, però, che le questioni energetiche sono strettamente legate alla politica. A dimostrarlo è il caso del Pakistan costretto, dopo aver accusato l’Organizzazione per la Cooperazione Islamica( guidata dall’Arabia Saudita) di non fare abbastanza per il Kashmir,  a ripagare un prestito da un miliardo di dollari precedentemente elargito dall’Arabia Saudita a rinunciare al credito per l’acquisto di petrolio. La forza di Riyadh proviene dal sottosuolo e ciò può rivelarsi un’arma particolarmente utile nel contrasto ai rivali regionali che non ne dispongono come, ad esempio, la Turchia di Recep Tayyip Erdogan. Aramco può essere utilizzata dal governo saudita per perpetuare progetti espansivi e di penetrazione commerciale ai danni dei nemici strategici e può contare, in questo ambito, sul supporto di un esecutivo dalle spalle robuste e con cui, necessariamente, condivide le finalità. In un periodo di magra, dunque, ci si può aspettare una forte reazione saudita e l’uso di Aramco come un vero e proprio cavallo di Troia nelle recinzioni nemiche.

 

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