Nella giornata di ieri su InsideOver si era presentato l’Eurogruppo convocato in via telematica come un appuntamento storico per l’Unione Europea che però, dati i precedenti storici e la difficoltà comunitaria a cogliere i momenti decisivi, si sarebbe concluso in un nulla di fatto. Nel giorno della verità, il giudizio è stato confermato: l’Eurogruppo si è aggiornato e ha deciso di non decidere, prolungando le discussioni ed erodendo il tempo a disposizione per rispondere con efficacia alla crisi del Covid-19.

L’Europaè spaccata e anche la Commissione di Ursula von der Leyen risulta estremamente polarizzata. L’esecutivo Ue si divide tra i portavoce dei Paesi rigoristi (la stessa von der Leyen più gli esponenti dei Paesi baltici e dell’Austria) e l’asse italo-francese costituito da Paolo Gentiloni e Thierry Breton, che hanno proposto un piano di rilancio molto simile alla proposta del presidente francese Emmanuel Macron.

I Paesi, invece, sono divisi tra i favorevoli agli eurobond e i fautori del ricorso al Meccanismo europeo di stabilità. Il “Recovery Plan” pensato da Gentiloni e Breton mira a incunearsi tra queste divisioni, sottoponendo all’attenzione dei decisori europei un piano finanziato con l’aumento graduale del bilancio comunitario attraverso il contributo degli Stati membri nei prossimi anni. Un modo per unire risposta alla crisi del coronavirus e superamento dell’impasse sul bilancio 2021-2027. La proposta franco-tedesca sul Mes invece prevede un ricorso al fondo salva-Stati fino al massimo del 2% del Pil per ogni Paese sotto la condizionalità di riforme strutturali minime, possibilità ora come ora non contemplata dai trattati europei.

Entrambe le proposte rischiano di schiantarsi contro la realtà dei fatti: i dati più recenti prodotti da Unicredit vanno oltre le precedenti stime di società come Prometeia e McKinsey nel prevedere un 2020 nero per l’Europa. Il centro studi di Piazza Gae Aulenti, infatti, prevede una distruzione di ricchezza in tutta Europa pari a 1.600 miliardi di euro: il 13% del Pil dell’Unione. Al contempo, i deficit di bilancio di tutti gli Stati dovrebbero schizzare in doppia cifra a causa delle necessità di risposta interne, rendendo nella migliore delle ipotesi ingenua l’opzione di ulteriori spese volte a rafforzare il bilancio europeo.

L’Eurogruppo si è diviso sulla necessità di un intervento comune, sulle modalità con cui renderlo operativo e sulle opzioni per il finanziamento. Il ministro delle Finanze olandese Wopke Hoekstra ha duramente ricusato l’ipotesi di una solidarietà intereuropea anche con risorse già esistenti, mentre non rappresenta che una goccia d’acqua nel deserto l’ipotesi di intervento della Banca europea degli investimenti, che pure ha agito con prontezza e offrirà garanzie per prestiti alle imprese da 200 miliardi di euro.

L’Eurogruppo si è spaccato tra veti incrociati, istigati soprattutto dall’Olanda, difficoltà di mediazione, mancanza di prospettive. Ha accentuato, piuttosto che farle rientrare, le divisioni tra i governi nazionali emerse in seguito al più recente Consiglio europeo. L’Unione ha fallito l’ennesimo appuntamento con la storia: la crisi continua e Bruxelles è paralizzata. Emerge sempre di più la consapevolezza che toccherà ai singoli governi nazionali farsi carico della parte più consistente della risposta, sperando nell’efficacia del piano di acquisti della Bce e nelle risorse garantite da istituzioni affidabili come la Bei. Il summit dell’Eurogruppo, una volta di più, ci ricorda come davanti alle crisi la responsabilità maggiore dell’Unione non sia legata agli errori ma alla tendenza all’inazione.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.