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Creare “uno dei principali gruppi automobilistici mondiali” del settore auto per non finire schiacciati dalla concorrenza. Fiat Chrysler Automobile (Fca) e Groupe Psa (Psa) sono riuniti attorno a un tavolino per cercare l’accordo che consentirebbe la fusione tra i due colossi del settore auto. Il primo, Fca, detiene i marchi Fiat, Alfa Romeo, Lancia, Jeep, Chrysler, Dodge, Ram e Maserati; nel 2018 ha registrato ricavi per circa 110 miliardi di euro e un utile di 3,63 miliardi, con 4,84 milioni di auto vendute un po’ ovunque e poco meno di 200 mila dipendenti. La sua area prediletta è l’America, ma l’unione d’intenti con Psa punta a conquistare nuovi spazi nel mercato europeo, dove secondo gli ultimi dati relativi a settembre il gruppo francese ha venduto 69467 auto, cioè il 12,8% in più rispetto allo stesso mese nel 2018. La quota di mercato nel Vecchio Continente di Fca è scesa al 5,4% e il margine di crescita può essere interessante. Anche perché il rischio è che l’Europa possa essere inghiottita, o peggio ipotecata, da uno degli altri grandi gruppi, come in effetti, almeno in parte, sta già avvenendo.

I piani di Fca

La francese Psa può essere il partner perfetto di Fca, tanto che la stampa francese ha parlato di “matrimonio ideale”, sempre fumata bianca permettendo. E da questa eventuale fumata bianca uscirebbe fuori un gigante dal valore di quasi 50 miliardi di euro, più di 180 miliardi di fatturato e 8,74 milioni di veicoli piazzati. Non male per competere con l’agguerrita concorrenza. Psa possiede i brand Peugeot, Citroen, Opel, Ds e Vauxhall; nel 2017 ha registrato 74 miliardi di ricavi e 3,9 milioni di auto vendute, con 211 mila dipendenti distribuiti in tutto il globo terrestre. Il suo mercato di riferimento è l’Europa, dove l’anno scorso è riuscita a piazzare 3,1 milioni di veicoli: proprio l’iniezione di fiducia e di ossigeno che servirebbe a Fca, che in passato aveva provato a unirsi con il Gruppo Renault.

I gruppi più importanti al mondo

Ma quali sono i gruppi automobilistici più grandi del mondo contro i quali potrebbe scendere in campo la nuova bestia generata dalla fusione Fca-Psa? Al primo posto ci sarà da fare i conti con il Gruppo Volkswagen che, stando ai dati relativi al 2018, ha venduto 10,83 milioni di vetture. Alle spalle dei tedeschi c’è la trinità formata da Nissan-Renault e Mitsubishi: il gruppo franco-giapponese ha piazzato 10,76 milioni di auto. Sul gradino più basso del podio un altro gruppo asiatico: i giapponesi di Toyota con 10,59 milioni di auto vendute. Ricordiamo che Toyota ha dettato legge dominando la scena dal 2008 al 2015, prima di perdere il primato nel 2016. Completano le prime posizioni della graduatoria gli americani di General Motors, quarti con 8,7 milioni di vendite, i coreani Hyundai-Kia (7,5 milioni), Ford (5,7), ancora i giapponesi, questa volta con Honda (5,2 milioni) e quindi Fca, che nel 2018 riusciva a vendere 4,8 milioni di veicoli.

Il contesto asiatico

Proprio Fca, oltre che guadagnare posizioni in Europa grazie alla sponda di Psa, potrebbe puntare sul complicato mercato asiatico, dominato quasi del tutto da brand locali. In particolare, è molto interessante il contesto cinese, un bacino che offre centinaia e centinaia di milioni di potenziali consumatori. La Cina è il primo Paese automobilistico al mondo, visto che sul totale di 93,5 milioni di veicoli venduti nel mondo lo scorso anno, Pechino ne ha acquistati circa un terzo, cioè 28,08 milioni. Per fare un confronto, l’Europa è ferma a 17,7 milioni, mentre gli Stati Uniti a 17,3. C’è un altro dato interessante: in Cina si vendono ogni mese quasi 2 milioni di auto, cioè quante se ne vendono in Italia in un annetto. Farsi spazio in un contesto del genere, seppur senza strategie suicide o sindromi di megalomania, assicurerebbe a qualsiasi gruppo un vantaggio non da poco. Per maggiori informazioni, chiedere a Volkswagen.

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