L’Europa ha mosso soltanto adesso i primi passi nel settore delle auto elettriche. Lo ha fatto con estremo ritardo rispetto a Stati Uniti e Cina, ma soprattutto senza adottare quella logica comunitaria spesso citata a sproposito da Bruxells. Già, perché a lanciarsi in un business che da qui ai prossimi vent’anni assumerà un ruolo di primissimo piano nell’economia mondiale sono soltanto due Paesi: Francia e Germania. Parigi e Berlino hanno unito le forze per mettersi alla guida del consorzio europeo per produrre batterie elettriche. E l’Italia? Non pervenuta. Il nostro Paese sta perdendo tempo in discussioni inutili attorno a una manovra piena zeppa di “tasse etiche” – come la plastic tax e la sugar tax – mentre gli altri Stati dell’Eurozona hanno iniziato a spartirsi il controllo del mercato delle batterie per le auto elettriche. Altro che la svolta green sventolata dal premier Giuseppe Conte, il governo francese e quello tedesco hanno stretto un patto miliardaro e potrebbero presto lasciare agli altri il sapore delle briciole.

Automobili elettriche e batterie

Lo scorso 9 dicembre la Commissione europea ha concesso il semaforo verde per l’erogazione di aiuti di Stato per la somma di 3,2 miliardi di euro con lo scopo di realizzare fabbriche dove produrre batterie per automobili elettriche. L’Ue, insomma, ha fatto i suoi calcoli e ha pensato che questo è il momento giusto per inserirsi in un settore green ma al tempo stesso molto conveniente. Certo, Washington e Pechino dominano l’intero comparto (dalle batterie alle auto), ma un passo alla volta l’Europa spera di ritagliarsi una fetta considerevole della dolcissima torta. Il progetto dell’Ue piace a diversi Paesi dell’area Euro. Per la precisione, sono sei gli Stati interessati a contribuire al piano di Bruxelles: Italia, Belgio, Finlandia, Polonia, Svezia, Germania e Francia. I rispettivi governi stanzieranno grandi finanziamenti e coinvolgeranno 17 soggetti del settore industriale, anche se la speranza è che una somma altrettanto ingente (5 miliardi di euro) possa arrivare dal settore privato.

Il piano di Francia e Germania

L’Italia, come detto, rientra nella lista dei partecipanti al progetto. Eppure il nostro Paese potrebbe giocare un ruolo secondario, visto e considerando che Francia e Germania sono pronte a investire per la causa la bellezza di 2,21 miliardi di euro, cioè il 70% dell’intera somma stabilita dall’Ue. Il governo tedesco ha da tempo iniziato a guardare con un certo interesse sul settore delle auto elettriche, e la dimostrazione più lampante delle intenzioni teutoniche sta nel fatto che la Germania ha superato per la prima volta la Norvegia nella vendita di auto elettriche. I margini di crescita sono ancora notevoli, considerando che questo particolare tipo di vetture rappresenta il 3,1% delle immatricolazioni del Vecchio Continente. Nel frattempo la joint venture francotedesca Automotive cell company (Acc), costituita dalla tedesca Opel e dalla francese Saft, è pronta a dare vita a un enorme stabilimento a Kaiserslautern, nei pressi del confine tra Germania e Francia.

L’Italia perde tempo

Insomma, Macron e Merkel hanno giocato d’anticipo e lo hanno fatto bene. Opel e Saft sono pronte a completare una valutazione del progetto per poi prendere una decisione finale. Le due aziende non hanno fatto filtrare alcuna notizia, anche se le prime indiscrezioni ipotizzano che i lavori per lo stabilimento potrebbero concludersi nel 2023 e che l’impianto potrebbe impiegare circa 2 mila dipendenti. Francia e Germania dovrebbero mettere sul piatto 300 milioni di euro a testa. In tutto questo l’Italia continua a perdere tempo in futili misure green anziché schierarsi in prima linea per contrastare le sue rivali.

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