Gazprom vive una fase incerta a causa della pandemia. Il gigante russo degli idrocarburi ha perso 1.64 miliardi di dollari nel primo trimestre del 2020 ed è per la prima volta in rosso dal 2015. La causa di questo sviluppo è legata ai lockdown: la chiusura degli uffici e degli impianti industriali hanno portato Cina ed Europa ad acquistare meno gas (-17 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019) e ad una riduzione del prezzo della risorsa. È  preoccupante che i problemi di Gazprom abbiano avuto luogo nei mesi invernali, considerati favorevoli per il monopolista russo dato che la domanda di gas è ai massimi in questo periodo. Le perdite dei secondi o terzi trimestri sono sempre state compensate dai primi che, in alcuni casi, hanno contribuito alla metà dei profitti annuali. Secondo alcuni, vista la congiuntura, la crisi delle compagnie energetiche potrebbe durare a lungo.

Tendenze preoccupanti

Secondo alcune fonti, citate dal Sole24ore, Gazprom starebbe perdendo quote di mercato, in Europa, a favore dei norvegesi di Equinor e del Gnl. La situazione ha anche provocato controversie con i clienti storici, come l’Eni ed ha influito sulla bilancia commerciale russa: per la prima volta in trent’anni Mosca ha ricavato più dalle esportazioni di oro che da quelle di gas. Sullo sfondo ci sono anche controversie politiche. L’ Ufficio per la concorrenza e la tutela dei consumatori della Polonia ha inflitto una multa di 48 milioni di euro a Gazprom per non aver cooperato con un indagine relativa alla costruzione di Nord Stream 2. La società russa ha già annunciato ricorso ma le forti tensioni sono destinate a generare conseguenze negative.

La Via della Seta

Gazprom ha stimato che nel 2020 le sue esportazioni, dirette in primis verso l’Europacrolleranno dai 199.2 miliardi di metri cubi del 2019 ai 166 miliardi di metri cubi riducendosi del 16 per cento. I prezzi passeranno dai 211 dollari per mille metri cubi del 2019 ai 133 del 2020. Gazprom, per diversificare le entrate, ha iniziato ad esportare gas verso la Cina tramite Power of Siberia. Il gasdotto, come segnalato da ispionline, è la principale infrastruttura per il trasporto di idrocarburi di tutto l’oriente russo e rafforzerà la cooperazione tra Mosca e Pechino. Russia e Cina saranno legate, per i prossimi 30 anni, sulla base di una fornitura annua di 38 miliardi di metri cubi. Il mercato cinese è in forte espansione e le pressioni esercitate dalle sanzioni europee ed americane nei confronti di Mosca hanno spinto la Russia ad allontanarsi dall’Unione Europea ed a guardare verso Oriente. L’ Europa non è però stata dimenticata: i gasdotti Nord Steam 2 ( Mar Baltico) e Turkstream ( Europa meridionale) hanno l’obiettivo di limitare il transito degli idrocarburi attraverso l’Ucraina diversificando gli acquirenti.

La Via dell’Artico

La Federazione Russa potrebbe decidere di puntare, nel prossimo futuro, sulle proprie (consistenti) risorse di gas situate nell’area artica. Gazprom Neft ha iniziato a scavare presso il giacimento di Kharasaveyskoye nel giugno del 2020 e spera di poter avviare la produzione a partire dal 2023. Il giacimento sottomarino di Kamennomysskoye potrebbe invece essere operativo a partire dal 2025. Ha destato interesse l’annuncio fatto da Novatek, il più grande produttore indipendente di gas della Russia, in merito al lancio di un progetto da 21 miliardi di dollari, nell’Artico, con la partecipazione di partner cinesi ( CNPC e CNOOC), francesi (Total) e di un consorzio giapponese. Il grande Nord potrebbe far sorridere il Cremlino e dare ampio respiro ad un mercato che appare sempre più asfittico.

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