Nell’analisi e nella trattazione economica quotidiana il debito pubblico è ritenuto il centro di ogni discorso sulle possibilità di uno Stato di risolvere i rapporti con le sue fonti di finanziamento. Gli articoli, le discussioni e gli ammonimenti sul debito pubblico italiano e le trattazioni a riguardo in sede europea non si contano più e sono assai noti. Meno discusso ma ugualmente importante sul piano concreto è il tema del debito privato, che in Europa è una problematica che coinvolge in prima fila i falchi del rigore.

Proprio così: i guardiani dell’austerità sui conti pubblici hanno contesti finanziari interni destabilizzati dalla rischiosa accumulazione di debito privato, fattore di criticità ora che, a causa della crisi economica da coronavirus, le possibilità di solvibilità per famiglie e imprese sono messe in discussione e l’esposizione delle banche torna ad essere un problema comunitario.

L’Olanda, la regina dei moralisti europei, è tra gli Stati maggiormente coinvolti in questo problema. Non lo scopriamo certamente oggi. L’Olanda vede il gioco delle tre carte portato avanti da tempo (predominio nella concorrenza fiscale nell’Unione, sdoganamento di un sistema finanziario allegro per i cittadini sul fronte interno e rigore su scala europea funzionale a mantenere la posizione di vantaggio) smascherata dalla sua intrinseca ipocrisia. Già a settembre le osservazioni dell’European Systemic Risk Boardl’agenzia dell’Unione europea che misura il rischio “macro” alla tenuta dell’economia europea, indicava “ad alto rischio” la posizione debitoria privata dei Paesi Bassi.

Come sottolineato da Il Sole 24 Ore, in Olanda preoccupa il “debito del settore privato nel suo complesso che – seppure in leggera discesa rispetto al 2018 – raggiunge il 231% del Pil contro il 107% dell’Italia. In particolare, il debito delle società non finanziarie si attesta al 132,3% del Pil, mentre in Italia è fermo al 66,1%. L’indebitamento delle famiglie è pari al 98,7% del Pil in Olanda e al 41,2% in Italia”. Al contempo, il rapporto tra debito e reddito delle famiglie è quasi di 2 a 1 (193%), più di tre volte superiore rispetto al caso del nostro Paese. Segno che i cittadini olandesi non potrebbero contare sulle loro risorse proprie per ammortizzare le obbligazioni contratte in passato, al contrario di quanto accade in Italia dove il risparmio privato è garanzia contro le crisi, tanto che si sta pensando alle strategie per mobilitarlo in questa fase problematica.

L’Esrb ha più volte torchiato i “super-falchi” nominati dal premier Mark Rutte al ruolo di ministro delle Finanze nel suo secondo e terzo gabinetto di governo. Mario Draghiche da governatore della Bce ha presieduto l’Esrb, si è confrontato apertamente con Jeroen Dijsselbloem e Wopke Hoekstra tra il 2016 e il 2019. Per conto di Draghi capo della segreteria dell’Esrb, Francesco Mazzaferro, ha scritto segnalando agli esecutivi olandesi i warning emessi dalla vigilanza europea su una serie di fattori di criticità: la scarsa capacità di solvibilità delle famiglie olandesi, l’elevata esposizione del sistema bancario in rapporto al patrimonio, il problema delle garanzie concesse dal sistema stesso a chi accende un mutuo, in grado senza cautele addizionali di poter ottenere un finanziamento fino al 100% del valore dell’immobile, garanzie addizionali in caso di diminuzione dei prezzi delle abitazioni.

Col mito del libero mercato e del consumismo individualista fini a sé stessi l’Olanda ha costruito un Paese dei Balocchi finanziario sul fronte interno che ha potuto mantenersi senza problemi fino a che capitali freschi, molto spesso frutto dell’elusione fiscale, affluivano sul suolo del Paese mantenendone vitale la linfa. Due terzi dell’indebitamento privato nazionale è garantito dalle banche e, sottolinea il Sole, il “il 54,7% del totale dalle tre principali realtà: Rabobank, Abn Amro e Ing. I tre istituti concentrano l’81% dei mutui concessi da banche olandesi. Rabobank è esposta per 189 miliardi di euro (il 21% del totale), Abn Amro per 148 miliardi e Ing per 112 miliardi di euro”. Siamo curiosi di sapere come in passato altri organi di vigilanza, come quello del Meccanismo unico di risoluzione dell’Ue, così solerte contro i crediti deteriorati delle piccole banche italiane, non abbiano indirizzato il loro sguardo verso il sistema olandese. Ora perturbato dalle incerte prospettive di ripresa dell’Europa. Una bomba instabile in una fase di crisi che ci ricorda, una volta di più, come il debito pubblico diventi un problema solo dopo l’esplosione del debito privato. Non a caso alla base di tutte le maggiori tempeste finanziarie di sempre: una lezione che i Paesi europei, chiamati nella risposta alla crisi a un appuntamento con la storianon possono più far finta di ignorare.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.