La banca d’affari più conosciuta al mondo, Goldman Sachs, ha lanciato un allarme circa la salute economica mondiale.

Lenta sofferenza o dolore acuto previsti da Goldman Sachs

Lo strategist della banca con sede a Wall Street, tale Christian Mueller-Glissmann, ha scritto un report dal titolo “The Balanced Bear – Part 1: Low(er) returns and latent drawdown risk”. Già dal titolo si può comprendere come argomento dell’analisi sia il “rischio”. Dunque non arrivano notizie positive. Secondo lo stratega di Wall Street ci sono solo due possibili scenari per il futuro prossimo. Il primo vedrebbe una “lenta sofferenza”. Ovvero l’espansione monetaria condotta dalle principali banche centrali al mondo non porterà a nessuna spinta inflazionistica, mantenendo così alto il livello di deflazione. Deflazione che porta con sé una continua diminuzione della produzione industriale, con conseguenti cali sui profitti e altrettanto conseguenti tagli al personale. Il secondo scenario proposto non è di certo meglio.

Il dipendente di Goldman Sachs parla infatti di “dolore acuto”. Si tratta dell’effetto opposto alla deflazione. Ovvero un’inflazione improvvisa e incontrollata che porterebbe ad una notevole perdita di potere d’acquisto, in conseguenza al rialzo dei prezzi, da parte degli investitori. Il rischio più grande sottolineato dallo strategist di Wall Street è poi legato al mercato dei bond, ovvero quello dei titoli di debito emessi sia da società private che da pubbliche, In questo mercato particolare sono compresi anche i titoli di Stato.

È stato ripetuto così tante volte, quasi come un mantra, che una crisi eventuale dei titoli di Stato colpirebbe le economie con alto livello di debito pubblico, proprio perché rischiano l’insolvibilità verso i creditori. Rientrano in questo gruppo tutti i Paesi dell’Europa mediterranea. Da dove arrivano però i timori paventati da Goldman Sachs?

Le borse sono ai massimi storici, proprio come prima della Grande Depressione

Secondo Business Insider l’attuale scenario del mercato borsistico sarebbe identico a quello verificatosi poco prima della Grande Depressione. Ci troviamo infatti all’interno di un’euforica “fase rialzista”. Cosa significa? Vuol dire che l’andamento dei principali titoli di borsa è positivo da molto tempo. Un esempio è il Dow Jones americano che continua a segnare record su record. A livello mondiale la capitalizzazione di borsa (che significa quanto valgono le azioni in dollari se fossero vendute adesso) sta per raggiungere i 100.000 miliardi di dollari. Giusto per far comprendere l’ordine di grandezza, il PIL degli Stati Uniti sommato a quello della Cina (le due economie migliori al mondo) arriva a malapena a 29.000 miliardi di dollari. Ciò che sembra preoccupare gli esperti di finanza è l’andamento registrato proprio in quest’ultimo anno, 2017, dove “il grafico (dell’andamento) assume un aspetto davvero pazzesco”. L’allarme non arriva però solo da enti privati, come Goldman Sachs.

Anche il Ministero del Tesoro Usa ha lanciato l’allarme

Ci ha pensato infatti lo stesso Tesoro americano a lanciare un monito ai cittadini. “I rischi di mercato, intesi come i rischi per la stabilità finanziaria derivanti dagli sbalzi dei prezzi degli asset, rimangono elevati e continuano a crescere. La bassa volatilità e i bassi tassi di interesse dovuti alle misure intraprese dalla Federal Reserve e da altre banche centrali “rischiano di promuovere prese di rischio eccessive e creare vulnerabilità cruciali”, si legge in un comunicato diramato dal Ministero del Tesoro USA. Tutto sembra però legato a filo diretto alle manovre espansive della banche centrali e alle modalità scelte per interromperle. Un “tapering” brusco rischia di innescare una crisi del debito su larga scala, mentre una continua iniezione di denaro potrebbe portare a un’improvvisa spinta inflazionistica. Il destino dell’economia si regge dunque sulle scelte dei governatori della banche centrali. 

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