In questi giorni è andato in scena a Shanghai il dodicesimo round di colloqui commerciali tra Cina e Stati Uniti. Le trattative sono ripartite dal punto di incontro raggiunto da Donald Trump e Xi Jinping in Giappone, durante il G20 andato in scena a fine giugno, quando i due leader avevano deciso di riavviare i negoziati bruscamente interrotti lo scorso maggio. L’incontro doveva durare un solo giorno ma, data l’importanza dell’appuntamento e un’intesa complicata, le discussioni si sono allungate di 24 ore, pur senza generare alcuna fumata bianca. Le delegazioni dei due paesi anche a questo giro erano guidate da pezzi da novanta: per gli Stati Uniti il rappresentante del Commercio, Robert Lighthizer e il segretario del Tesoro Usa Steven Munchin; per la Cina il vicepremier Liu He. Sul tavolo ci sono ancora evidenti divergenze su questioni di fondamentale importanza, tra cui l’apertura del mercato cinese a investitori stranieri, il boicottaggio americani ai danni di Huawei e la promessa fin qui non mantenuta da Pechino di importare più merci agricole da Washington.

Trump avvisa la Cina: “Accordo subito o sarà peggio per voi”

Proprio mentre le delegazioni erano riunite attorno a un tavolo, Trump ha scatenato un terremoto con un tweet al veleno contro la Cina. Il presidente americano ha accusato il Dragone di aver cambiato le carte in tavola perché, secondo l’inquilino della Casa Bianca, non avrebbe mantenuto la promessa di comprare i prodotti agricoli statunitensi. “La Cina si sta comportando molto male – ha esordito Trump – avrebbe dovuto iniziare a comprare il nostro prodotto agricolo ma non c’è nessun segno che dimostra che lo stia facendo”. Il tycoon ha poi sottolineato come il governo cinese, nonostante le negoziazioni, tenda sempre a cambiare gli accordi presi a suo vantaggio. In Trump si è insinuato il sospetto che la Cina voglia prendere tempo e rimandare l’accordo commerciale al 2020, anno in cui scatteranno le prossime elezioni presidenziali americane; qualora The Donald non venisse riconfermato alla guida del paese, Pechino potrebbe raggiungere la pax commerciale con un soggetto decisamente meno ostico dell’attuale presidente. E allora, vera o non vera che sia questa ipotesi, Trump ha avvisato la Cina: negoziate ora, oppure sperate che non venga rieletto. “Loro aspettano, ma se vincerò nuovamente – ha chiosato Trump – l’accordo che otterranno sarà molto più duro di quello che stiamo negoziando ora… o addirittura potrebbe non esserci alcun accordo”.

La tattica attendista della Cina

Alla fine della due giorni di incontri di Shanghai la Cina ha dichiarato di essere disponibile ad aumentare l’importazione di prodotti agricoli dagli Usa. Questo volevano sentirsi dire gli Stati Uniti e così è stato. Tuttavia Pechino potrebbe davvero utilizzare la tattica dell’attesa descritta da Trump. Secondo alcuni esperti la Cina adotterà una tattica attendista fino almeno al prossimo 1 ottobre, giorno del 70esimo anniversario della fondazione del paese; difficile che il Dragone si sbilanci da qui a quella data, prendendo decisioni potenzialmente controverse. Una fonte governativa interna alla Cina ha confermato la teoria: “Non possiamo permetterci alcun compromesso sino ad ottobre, e probabilmente non ci saranno progressi significativi nei colloqui fino a quella data”. Arrivati a ottobre, la Cina potrebbe a quel punto aspettare ancora per capire se Trump sarà o meno il prossimo presidente degli Stati Uniti.

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