Tracciare la nuova mappa delle alleanze della Cina seguendo gli accordi firmati da Huawei nel mondo. La compagnia di telecomunicazione cinese ha annunciato di aver stipulato oltre 50 contratti per la fornitura di servizi commerciali della rete di nuova generazione e aver già consegnato oltre 150.000 stazioni 5G in tutto il pianeta. È interessante analizzare alcuni numeri: 28 sono i contratti siglati n Europa, 11 in Medio Oriente, 6 nella regione Asia Pacifico, 4 nelle Americhe e uno soltanto in Africa. Secondo Hu Houkun, vicepresidenze di Huawei, gli ordini per le stazioni 5G dovrebbero aumentare entro la fine dell’anno, fino a toccare quota 500.000. E se gli Stati Uniti dovessero rovinare i piani del colosso di Shenzen con le sanzioni? Huawei ha pronto il piano B. In tal caso, fanno sapere i vertici dell’azienda, esistono già soluzioni alternative che garantiranno ai singoli prodotti di avere un alto rendimento.

Huawei sfonda in Europa

Dai numeri citati è interessante notare come il 60% dei contratti stipulati da Huawei per il 5G provenga dall’Europa: ben 28 paesi sui 50 totali. La lista è flessibile ed è pronta ad allungarsi (o scorciarsi) da un momento all’altro, anche se le principali concorrenti dell’azienda cinese, ovvero Nokia ed Ericsoon, hanno ottenuto rispettivamente 43 e 22 contratti. ZTE, l’altra compagnia cinese, si è invece fermata a 25. Tornando a Huawei, non sono stati resi noti i nomi di tutti i governi che hanno detto sì all’artiglio tecnologico del Dragone. Per quanto riguarda l’Europa, il Principato di Monaco è stato il primo paese del Vecchio Continente ad abbracciare il 5G; attenzione, poi, alle situazioni di Germania, Spagna, Svizzera, Austria, Francia e anche Italia. Pechino ha già invece stipulato alcuni accordi con la Russia. Fino a pochi giorni fa, invece, regnava sovrana l’incertezza sui paesi nordici: Svezia, Norvegia, Danimarca. Ma anche Regno Unito, Belgio, Repubblica Ceca.

Gli accordi in Medio Oriente, Africa e Asia

Oltre i confini europei, in Medio Oriente gli Emirati Arabi, la Turchia e l’Arabia Saudita hanno dato via libera a Huawei. L’unico paese africano ad aver fatto altrettanto è, con ogni probabilità, il Sudafrica, con il quale la Cina aveva stretto recenti accordi commerciali. Per quanto riguarda l’Asia, l’Indonesia non ha imposto alcun limite al colosso di Shenzen, così come non dovrebbero esserci problemi in Thailandia e Corea del Sud; restano tra gli indecisi Vietnam e Cambogia, i quali dovrebbero però presto orientarsi sul sì. Ancora poco diffusa la presenza cinese nelle Americhe, a pochi passi dagli Stati Uniti: Argentina e Brasile sono fin qui gli unici due avamposti sicuri a disposizione del Dragone.

I nemici del Dragone

Chi invece non vuole proprio sentire storie su Huawei sono, ovviamente, gli Stati Uniti. Ban assicurato anche da parte di Australia, Taiwan e Giappone, con le quali i rapporti diplomatici sono da rivedere. Il Canada, nonostante l’arresto di Meng Wanzhou, dovrebbe escludere Huawei, così come la Nuova Zelanda. La mappa che esce fuori vede la Cina espandersi in Europa, conquistando anche Stati di primo livello; debole la presenza di Pechino in America Latina, a causa dell’enorme influenza statunitense nell’area, e Africa, per via di un’arretratezza locale, frenano le ambizioni dell’azienda di telecomunicazioni cinese.

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