Che l’Europa non stesse marciando unita nella stessa direzione era evidente già da diversi anni. Ogni giorno ci sono nuove prove che confermano la completa anarchia presente all’interno di questa Unione europea, visto che gli Stati membri litigano tra di loro a causa di innumerevoli argomenti. Basta una semplice virgola per spaccare l’Ue in due schieramenti polarizzati.

L’ultimo esempio è arrivato pochi giorni fa, quando il capo del Consiglio d’Europa, Charles Michel, ha stilato il progetto di bilancio Ue relativo al periodo 2021-2027. Bruxelles ha intenzione di piazzare un poker di tasse, anche perché è necessario coprire in qualche modo la voragine creata dalla Brexit.

Senza il contributo della Gran Bretagna ci sono 15 miliardi di euro da racimolare. I tecnocrati hanno dato sfogo a tutta la loro fantasia per mettere in fila quattro imposte non da poco: sulla plastica, sulle emissioni, sui viaggi aerei e sul digitale (digital tax).

Due schieramenti opposti

Il pacchetto ammonta a 1.095 miliardi di euro ed equivale all’1,074% del Pil europeo. Proprio su questo aspetto si sono creati dissidi non da poco. Già, perché la suddetta richiesta è inferiore alla proposta della Commissione europea (1,11%). Dall’altra parte il piano di Michel è però superiore alle indicazioni della presidenza finlandese Ue dello scorso novembre (1,07%), con Helsinki a guidare lo schieramento dei nuovi paladini dell’austerity.

Per approvare il bilancio non solo è necessaria l’unanimità degli Stati membri ma anche la loro implicita volontà nel versare più denari.

A quanto pare non sono tutti d’accordo, visto che si sono creati due schieramenti avversi. Il primo comprende i paladini dell’austerity, cioè Olanda, Danimarca, Svezia, Austria ma anche Finlandia e Germania (capostipite di questa particolare misura economica). In generale potremmo dire i Paesi del Nord più Berlino.

Il secondo schieramento può invece essere definito gruppo della coesione. È formato dagli Stati del Sud Europa – tra cui l’Italia – e quelli dell’Est, i quali guardano tutti con sospetto sia ai tagli dell’agricoltura che a quelli inerenti i fondi per le regioni più povere.

Il bilancio della discordia

L’ombra di nuove tasse rischia di aggravare ulteriormente uno scontro fondamentale dal quale dipendono le sorti politiche (ed economiche) dell’Unione europea. Nel frattempo l’idea di Michel ha incassato un primo, secco, no da parte di David Sassoli, presidente dell’Eurocamera.

Il Parlamento europeo considera il bilancio così proposto contraddittorio “su tre priorità che gli Stati membri hanno posto al centro della loro azione: il clima il digitale e la dimensione geopolitica”. In particolare, questa proposta “rischia di lasciare indietro l’Europa non solo rispetto ai suoi propri obiettivi ma anche ad altri autori sulla scena internazionale coma la Cina e gli Stati Uniti”. Detto altrimenti, secondo il Parlamento europeo l’Ue avrebbe bisogno di un “bilancio forte nell’interesse dei cittadini”.

“Il Parlamento è cosciente dell’importanza di un accordo in tempi brevi, siamo pronti a negoziare dal novembre 2018 – ha aggiunto Sassoli -, ma non è disposto a sostenere un accordo ad ogni costo. La proposta oggi sul tavolo non è una base soddisfacente per avviare i negoziati, né per arrivare ad un bilancio adeguato agli impegni assunti con l’avvio della legislatura. Invito quindi i Capi di stato e di governo a fare ogni sforzo utile per consentire al Parlamento di accettarla”. Nel frattempo le divisioni si fanno ancora più ampie.

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