Il presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen ha recentemente ricordato come Bruxelles sia pronta a trattare con il Regno Unito per giungere alla stipula di un’intesa commerciale bilaterale e come le aspettative siano alte in merito ai contenuti dell’eventuale accordo raggiunto tra le parti. La Brexit è ormai avvenuta e le istituzioni europee hanno preso atto del fatto che i rapporti con Londra non potranno più essere gli stessi di prima: c’è la speranza, però, che almeno le relazioni economiche possano essere mantenute su buoni livelli.  Permangono, però, significative divergenze tra le parti: il premier Boris Johnson, ad esempio, non ritiene necessario che l’accordo commerciale debba includere il rispetto delle leggi europee riguardanti la competitività, i sussidi, l’ambiente e le protezioni sociali mentre l’Unione è schierata su posizioni diametralmente opposte.  Il Primo Ministro, inoltre, vorrebbe stipulare un’intesa sul modello di quelle raggiunte tra Bruxelles ed il Canada o l’Australia ma non è detto che ciò si riveli possibile.

Rapporti complessi

Una battuta d’arresto alle già difficili trattative tra Londra e Bruxelles è giunta dalle parole di Michael Barnier, capo negoziatore dell’Unione Europea, che ha affermato come il Regno Unito non potrà ottenere un accordo su modello di quello raggiunto dal Canada senza rispettare le regole comunitarie. Barnier ha chiarito come Bruxelles sia pronta ad offrire a Londra un’ottima intesa ma, al tempo stesso, non potrà trattare il Regno Unito, a causa della sua posizione di prossimità geografica, come altre nazioni molto più distanti dal Vecchio Continente. La reazione di Londra non si è fatta attendere ed è stata piuttosto piccata: il governo inglese, infatti, vuole a tutti i costi un accordo che segua il modello canadese ma, qualora ciò si riveli non fattibile, non avrebbe problemi a dare vita ad una relazione commerciale  basata sulle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e pertanto senza un accordo di fondo. Un passo indietro consistente che avrebbe, di certo, delle conseguenze non di poco conto.

L’accordo bilaterale dovrà, in ogni caso, essere negoziato e firmato entro la fine del 2020, un arco temporale veramente ridotto data la complessità della materia e le sue possibili e molteplici ricadute sui rapporti tra le parti. Boris Johnson, però, si è mostrato decisamente inamovibile in questo ambito ed ha ribadito la necessità di rispettare questa scadenza forte, probabilmente, della solida maggioranza parlamentare di cui può godere a Westminster e del mandato popolare che ha appena ricevuto dagli elettori inglesi.

Le prospettive

Sullo sfondo permane il rischio di un muro contro muro tra le parti destinato a congelare le trattative, ad impedire passi avanti consistenti ed a rafforzare le posizioni di principio di ciascuna delle parti a discapito di flessibilità ed apertura mentale. La strategia di Boris Johnson è tanto rischiosa quanto chiara: costringere Bruxelles a trattare secondo i suoi termini e finalità senza lasciare troppo spazio al compromesso. Londra, infatti, ha guadagnato, grazie alla Brexit, una certa libertà di movimento sul campo e potrebbe sfruttare i discreti rapporti con Washington per mettere pressione sulle trattative con Bruxelles e condurla a più miti consigli. Qualora le parti non riescano a ritrovare un certo equilibrio e moderazione sembra possibile, dunque,  che un’intesa possa essere decisamente lontana.

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