Una mossa a sorpresa, un colpo basso, un jolly calato al momento giusto e potenzialmente in grado di invertire le sorti di una partita già decisa. Il premier olandese Mark Rutte potrebbe far saltare il Recovery Plan, il progetto economico pensato da Bruxelles per ridare fiato alle economie degli Stati membri dell’Ue, vessati dalla crisi economica provocata dalla pandemia di coronavirus.

L’avversione dell’Olanda nei confronti del Recovery Fund non è certo una novità. In fase di trattativa, quando bisognava decidere entità e modalità di utilizzo del fondo, si crearono due schieramenti. Da una parte i fautori di un progetto tutto sommato condiviso, basato su concessioni e prestiti; dall’altra il club dei Paesi frugali. Tra questi ultimi, oltre a Svezia, Austria e Danimarca, spiccava proprio l’Olanda, che non aveva alcuna intenzione di avallare la scelta europea di distribuire soldi a pioggia ai più bisognosi.

Anche perché, facevano notare i frugali, molti dei governi che richiedevano maggiore assistenza economica non si erano mai interessati ad aggiustare i loro bilanci e avrebbero continuato a infischiarsene. Insomma, la diffidenza dell’Aia era abbastanza evidente. Dopo settimane di trattative e discussioni, alla fine la Commissione europea mise sul tavolo una proposta che esacerbò gli animi: 500 miliardi di trasferimenti a fondo perduto e altri 250 miliardi di prestiti a condizioni agevolate. Gli olandesi, così come gli austriaci, ingoiarono il rospo, pur ricordando la necessità di ancorare l’erogazione dei denari a linee guida decise in fase di contrattazione. Detto altrimenti, Bruxelles avrebbe dovuto prestare e offrire soldi soltanto di fronte a certe garanzie.

La mossa di Rutte

Al netto di qualche intervista minacciosa, sembrava che i rappresentanti dei governi frugali avessero accettato il dato compiuto. A quanto pare, invece, c’è chi ancora spera di far saltare il banco. È il caso, come detto, di Mark Rutte. Secondo quanto riferito dall’HuffPost, il premier olandese sarebbe alla ricerca di un modo per silenziare i continui attacchi ricevuti in casa.

Il perché di un simile clima nei suoi confronti è presto detto. Rutte è finito nell’occhio del ciclone per l’accordo di luglio sul Next generation Eu, ovvero l’intesa che consente agli Stati più scettici di attuare una sorta di freno di emergenza per controllare come i vari Paesi spenderanno i fondi e europei ricevuti. Gli oppositori di Rutte hanno fatto notare come quello che è stato definito freno di emergenza in realtà non serva a niente.

In altre parole, il premier non sarebbe riuscito a imporre un vero diritto di controllo con il quale mettere nel mirino le modalità di spesa dei denari dei Paesi mediterranei, su tutti l’Italia. Finito con le spalle al muro, Rutte si è giocato l’ultima carta a sua disposizione, sottolineando la necessità di ristabilire un’Europa senza Polonia e Ungheria.

Fare leva su Ungheria e Polonia

Cerchiamo di spiegare meglio il piano di Rutte. Il premier olandese sta cercando di appigliarsi al rispetto dello stato diritto, lo stesso casus belli che nel recente passato lo ha più volte fatto scontrare con l’ungherese Viktor Orban. Scendendo nel dettaglio, Ungheria e Polonia sono, a loro volta, nel mirino del Parlamento europeo. Bruxelles chiede maggiori condizionalità sullo stato di diritto .

Da questo punto di vista, chi non rispetta i diritti fondamentali non riceverà i fondi. Rutte ha quindi pensato bene di appoggiare in questa battaglia proprio il Parlamento europeo, lo stesso che a dicembre dovrà mettere l’ultima parola sul bilancio. Il rischio più grande, sottolineano fonti europee all’HuffPost, è quello di stoppare la partenza del Recovery Fund.

Anche perché Ungheria e Polonia non arretreranno di un millimetro e non si piegheranno mai alle richieste dell’Ue. Il governo ungherese ha pure minacciato di non approvare in Parlamento il pacchetto dal quale deriveranno le risorse come digital tax e carbon tax per finanziare il debito comune, e dal quale la Commissione europea raccoglierà le risorse del Recovery Fund sul mercato. In vista delle elezioni politiche olandesi del 2021, dunque, Rutte sta cercando in tutti i modi di non essere travolto dalle critiche sui fondi europei.

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