Il premier indiano Narendra Modi ha chiesto perdono ai cittadini per aver imposto, con appena quattro ore di preavviso, stringenti misure di quarantena per cercare di contenere la diffusione del Covid-19. Il lockdown rischia di avere pesanti conseguenze economiche, in particolare sui ceti più poveri: molte persone hanno perso l’impiego e potrebbero ora avere problemi di sussistenza; decine di migliaia di lavoratori migranti sono stati invece costretti a camminare per centinaia di chilometri per fare ritorno ai propri villaggi ed adempiere alle misure di quarantena. I provvedimenti adottati da Nuova Delhi sono particolarmente duri: i trasporti pubblici sono stati interrotti, tutte le attività commerciali non essenziali chiuse ed ogni tipo di assembramento vietato. Il governo indiano ha anche annunciato il varo di un piano di aiuti economici per i più poveri, dal valore di 22 miliardi di dollari, che però potrebbe rivelarsi insufficiente.

Una crisi inevitabile

La pandemia di Covid-19 provocherà danni significativi all’economia indiana, già segnata da alcune problematiche. Il prodotto interno lordo si era espanso di appena il 4.7 per cento già nell’ultimo trimestre del 2019 ed il tasso di crescita aveva così toccato i livelli più bassi dal 2013. La diffusione del coronavirus, che ha già impattato sul settore del trasporto aereo, su quello dell’accoglienza e su quello turistico, avrà ricadute anche sulle piccole e medie imprese, sulle attività commerciali e su quelle industriali. La sospensione delle attività non essenziali costringerà alcune imprese a chiudere oppure a ridurre il personale ed appare probabile che le piccole e medie attività e le compagnie con problemi economici possano non essere più in grado di ripagare i prestiti erogati dagli istituti di credito. Le banche potrebbero entrare in uno stato di sofferenza mentre il settore dei servizi, che impiega almeno 350 milioni di indiani, verrà colpito con durezza dalla crisi.

Le ripercussioni della pandemia

Il coronavirus può scoperchiare un vero e proprio vaso di Pandora: la gestione della crisi si rivelerà di fondamentale importanza per la tenuta politica di Narendra Modi e del suo Bharatiya Janata Party ma sembra veramente improbabile che Nuova Delhi possa uscirne in fretta e con poche conseguenze. Lo stato del settore sanitario indiano è carente e riceve pochi investimenti statali (appena l’1 per cento del Pil) mentre secondo un modello matematico potrebbero esserci fino a 300 milioni di casi ed almeno uno o due milioni di morti entro luglio. Il reale numero di casi attualmente presenti è inoltre sottostimato: sino al 21 marzo erano in vigore criteri restrittivi per lo svolgimento degli esami e non è difficile immaginare come la povertà diffusa e le carenze del sistema sanitario impediscano di avere un quadro affidabile della situazione. Un mancato contenimento della pandemia potrebbe provocare un forte isolamento del Paese e portare alla caduta dell’esecutivo Modi. La destabilizzazione politica di Nuova Delhi rischierebbe di fomentare le tante problematiche interne dello Stato: dalle tensioni con la minoranza musulmana nel Kashmir ai movimenti separatisti nel Nord-Est passando poi per la guerriglia dei ribelli maoisti-naxaliti. Sullo sfondo, poi, si erge il Congresso Nazionale Indiano, di tendenze progressiste e per decenni alla guida del Paese con la dinastia Nehru-Gandhi: la popolazione potrebbe tornare a rivolgersi a questo movimento in caso di gravi difficoltà.

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