La fragile situazione politica di Hong Kong costringe la Cina a ripensare un enorme progetto infrastrutturale che avrebbe dovuto coinvolgere anche l’ex colonia britannica. Anzi, a dire il vero nell’area della Grande Baia cinese di Guandong-Hong Kong-Macao, l’isola ribelle avrebbe dovuto rivestire i panni di attrice protagonista grazie alla sua immagine di città cosmopolita e cuore della finanzia mondiale in Asia. Pechino mirava ad avvicinare Hong Kong alla madrepatria inserendola in un hub innovativo in grado di competere con la Silicon Valley americana. L’area in questione, nei piani di Pechino, avrebbe dovuto estendersi lungo una superficie di 56.000 chilometri quadrati e avrebbe dovuto comprendere, oltre alle regioni speciali di Hong Kong e Macao, altre nove città della provincia del Guandong, tra cui Shenzen, Guangzhou, Foshan e Zhuhai. Insomma, l’idea era ambiziosa ma adesso, per forza di cose, la Cina deve passare al piano di riserva, perché continuare a considerare Hong Kong la chiave di volta dell’intera opera appare irrealistico a causa del clima venutasi a creare nella città. Il progetto va avanti e si farà ma Pechino deve cambiare al più presto l’attore protagonista, che non sarà più Hong Kong bensì Shenzen.

L’importanza della Greater Bay Area

Intanto è bene approfondire il discorso sulla Greater Bay Area (Gba) cinese, una zona che si estende nei pressi del Delta del Fiume delle Perle ed ha assunto lo status di area urbana più popolosa dell’Asia. La Cina aveva bisogno di reinventare il proprio futuro economico, quindi ha individuato nella sua parte meridionale un’area potenzialmente adatta per creare una sorta di Silicon Valley in salsa cinese. Il confronto tra la San Francisco Bay Area, dove sorge la stessa Silicon Valley, e la Greater Bay Area lascia sbalorditi. Il progetto cinese coinvolge una popolazione di quasi 68 milioni di individui, a fronte dei neanche 8 milioni di cittadini presenti nella Silicon Valley; la superficie della Gba, come detto, è di 56.000 chilometri quadrati contro i 17.900 della baia di San Francisco. Infine diamo uno sguardo al Pil: la futura Silicon Valley Cinese, puntando sulle nuove tecnologie, potrebbe macinare 1,39 trilioni di dollari, molto più degli attuali 0,78 trilioni ricavati dalla baia americana.

Hong Kong sostituita da Shenzen

Per riuscire in una simile impresa, Pechino deve amalgamare i centri urbani dell’area in un unico grande centro, con infrastrutture all’avanguardia ed economie incrociate. Con Hong Kong a pezzi per via delle proteste, per salvare il piano il governo cinese sta pensando di puntare tutto su Shenzen, una città situata a pochi chilometri dall’ex colonia britannica e già inserita nel progetto iniziale. La Cina ha trovato in passato non poche difficoltà nell’attuare le riforme desiderate nella regione speciale di Hong Kong, ed è lecito aspettarsi che in futuro la situazione sarà ancora peggiore. Non a caso, riporta il South China Morning Post, la scorsa settimana Xi Jinping ha approvato un documento che ha conferito a Shenzen uno status speciale per fungere da laboratorio politico ed economico. Questa città è diventata “un’area pilota dimostrativa del socialismo con caratteristiche cinesi”, e fungerà da modello per gli altri centri coinvolti nel progetto Gba. Le riforme economiche di Pechino, dunque, toccheranno prima Shenzen per poi diramarsi nel Delta del Fiume delle Perle.

Il futuro della Cina passa da Shenzen

Secondo alcuni esperti a Shenzen si sperimenterà la fusione tra l’innovazione e il nuovo socialismo cinese, e qui bisognerà guardare per capire in anticipo le prossime trasformazioni della Cina. I dati, intanto, attestano il sorpasso dell’economia di Shenzen su quella di Hong Kong: nel 2018 il pil della prima città è cresciuto del 7,6% arrivando a 2,42 trilioni di yuan mentre il pil di Hong Kong è salito del 3%, toccando però 2,85 trilioni di yuan. Certo, l’ex colonia britannica è ancora più ricca, ma molto presto Shenzen potrebbe mettere la freccia per il sorpasso.

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