Nelle ultime settimane l’Olanda è salita agli onori delle cronache internazionali per il suo ferreo rigorismo in campo europeo. Eppure, dietro all’impeccabilità ostentata da Amsterdam di fronte agli altri Paesi membri dell’Ue, si nascondono segreti più o meno oscuri. Prima di proseguire è necessario fare un breve riassunto delle puntate precedenti.

La pandemia Covid-19 ha travolto l’Unione europea. Bruxelles è chiamata ad attuare un piano per aiutare le nazioni dell’Eurozona a mitigare il negativo impatto economico causato dalla diffusione del nuovo coronavirus. L’Europa si è subito spaccata in due sulla scelta di quali strumenti finanziari da utilizzare.

Da una pare il fronte anti rigorista, di cui fa parte anche l’Italia, chiede la mutualizzazione del debito attraverso gli eurobond; dall’altra i ”Paesi del Nord”, Olanda e Germania compresi, non intendono fare alcuno sconto, sostenendo che sul tavolo sono già stati messi strumenti adeguati (dal bazooka della Bce al Mes senza condizionalità per coprire le spese sanitarie). L’Olanda, con i suoi conti in ordine e con il suo debito pubblico sotto controllo, ha più volte sbattuto i pugni sul tavolo per difendere la propria posizione, dando lezioni all’Europa intera.

Una ricetta vincente?

Ma l’Olanda può davvero permettersi di dare lezioni? A giudicare da come il Paese dei Tulipani ha coltivato il suo orticello, si direbbe proprio di no. Per attirare le più importanti multinazionali del pianeta, il governo olandese ha messo sul tavolo due piatti prelibatissimi: il fisco favorevole accompagnato da agevolazioni per gli azionisti. È così, come sottolinea il quotidiano La Verità, che i Paesi Bassi coltivano i privilegi e attirano ingenti capitali.

Il meccanismo è semplice: grazie a un sistema maggioritario, gli azionisti più rilevanti delle singole aziende presenti sul territorio olandese possono contare su un diritto di voto plurimo e su un maggiore valore nominale, anche se questi non controllano la totalità del capitale. Basta possedere intorno al 20-25% delle azioni di un’azienda per ottenere il ruolo di azionista di controllo al momento della nomina dei componenti del Consiglio di amministrazione.

Accanto ai benefit per gli azionisti troviamo un fisco assai morbido, con tasse basse e con la possibilità di non far concorrere all’imponibile di una multinazione dividenti e capital gain provenienti dalle controllate sparse per il mondo. Il gioco è fatto.

La sanguisuga olandese

E qui torniamo alla crisi Covid-19. Una frase di Giulio Tremonti ci consente di capire da dove deriva il peso di Amsterdam in sede di trattativa europea: ”L’Olanda non esporta tulipani ma importa holding. Fatto niente affatto marginale nel momento in cui si negozia con loro ai tavoli europei”. Dando poi un’occhiata ad alcuni dati pubblicati dal Fondo monetario internazionale, notiamo come l’Italia, negli ultimi 25 anni, abbia collezionato un avanzo primario medio del 2,6% rispetto al pil, cioè una percentuale spaventosamente alta. L’Olanda non è arrivata neppure allo 0,4%.

Come se non bastasse il governo olandese può vantare un debito pubblico inferiore al 60% del pil. Questione di saldi settoriali, dei molti denari attirati dall’estero ma anche delle esportazioni superiori alle importazioni. Scavando ancora più a fondo, infatti, notiamo come l’Olanda succhi il sangue dell’Ue senza farsi troppi scrupoli.

Il surplus dei Tulipani nei confronti dell’Unione europea è di 184 miliardi mentre il deficit con il resto del mondo si aggira intorno ai 118. Tornando alle multinazionali che affollano le città olandesi, nel caso in cui l’Ue dovesse affondare, Amsterdam andrebbe incontro a un disastro finanziario assicurato. Nessuno, in quel caso, si trasferirebbe più nelle Fiandre, preferendo i confini della propria nazione: è l’incubo del governo olandese.

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