Nei giorni in cui doveva essere approvata la riforma del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) l’emergenza provocata dal nuovo coronavirus ha costretto l’Eurogruppo a rimandare la fumata bianca a data da destinarsi. Allo stesso tempo la Banca centrale europea è scesa in campo con un bazooka da 750 miliardi di euro per far fronte ai fabbisogni di debito pubblico dei Paesi membri dell’Ue generati dalla crisi da Covid-19.

Certo, la risposta dei tecnocrati è arrivata solo dopo che Christine Lagarde aveva gettato gratuitamente benzina sul fuoco, dimostrando di infischiarsene di spread alle stelle o di aiutare gli Stati in difficoltà come l’Italia. Ma il punto, adesso, è un altro: basterà la mossa della Bce per scongiurare il peggio? A seconda della risposta, ecco spuntare nuovamente il Mes.

Da Fondo salva-Stati a Fondo salva-Europa

Nelle ultime ore, infatti, si era parlato di utilizzare la potenza di fuoco del Fondo salva-Stati per supportare i Paesi più bisognosi. Non a caso Giuseppe Conte ha spiegato al Financial Times che il Mes “deve essere messo in moto per rispondere urgentemente all’epidemia”. Scendendo nel dettaglio, il premier ha detto che “la linea da seguire è aprire le linee di credito del Mes a tutti gli Stati membri per aiutarli a combattere le conseguenze del coronavirus”.

Anche Silvio Berlusconi ha pensato di riadattare il Mes all’attuale contesto di emergenza. Il presidente di Forza Italia ha spiegato che la discesa in campo della Bce, da sola, non basta. La proposta è quella di trasformare il Fondo salva-Stati in una sorta di Fondo salva-Europa, facendo in modo che gli oltre 400 miliardi del Mes possano essere destinati immediatamente allo “sviluppo delle economie europee”. Ovviamente non dovranno esserci vincoli di bilancio degli Stati, il requisito della condizionalità e niente ombre di un possibile intervento della Troika.

Cambiare le regole

L’idea di utilizzare il Mes in chiave anti-coronavirus è senza ombra di dubbio allettante. Restano tuttavia alcuni nodi da sciogliere, messi in evidenza dal quotidiano La Verità. Il Meccanismo europeo di stabilità, ad esempio, ha un proprio statuto ed è separato dall’Unione europea. Questo è stato istituito nel 2012 come fondo appositamente creato per garantire sostegno finanziario ai Paesi che avessero perso l’accesso ai mercati. Il punto è che nessun membro dell’Eurozona, oggi, si trova in una condizione del genere.

Al di là del suo obiettivo principale, nel caso in cui il Mes venisse davvero riadattato, sarebbe inoltre necessario cambiare le sue regole di base. Il Fondo salva-Stati può erogare due linee di credito (una precauzionale e una rafforzata) ma entrambe sono soggette a condizionalità. Ciò significa che per accedere a tali linee è necessario sottoscrivere un programma di aggiustamento, tra tagli e aumenti di imposte tali da garantire al creditore il rimborso della somma di denaro prestata.

Detto in altre parole, al netto del nuovo, ipotetico, ruolo da assegnare al Mes – fanno notare gli economisti – è quanto mai vitale fare in modo cambiare alcune regole del Fondo salva-Stati, onde evitare pericolose ripercussioni. Ci riferiamo in primis, come accennato poc’anzi, alla condizionalità e ai vincoli di bilancio.

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