Il Meccanismo europeo di stabilità ha squarciato il velo di ipocrisia che tiene unito il governo giallorosso. All’interno della maggioranza è scattato un tutti contro tutti che ha schiacciato in un angolo Giuseppe Conte. Il premier, fautore del ”no Mes”, pensava di giocare la sua partita con Bruxelles in un altro modo, ma alla fine si è dovuto arrendere all’evidenza.

Il fronte rigorista ha risposto picche alla richiesta di introdurre gli Eurobond, ma sul Fondo salva-Stati ha fatto importanti passi avanti. I Paesi che lo vorranno, potranno afferrare il salvagente del Mes senza doversi preoccupare delle condizionalità nel caso in cui dovessero utilizzarlo per coprire spese sanitarie dirette o indirette. Conte non si aspettava un’apertura del genere ed è quindi rimasto spiazzato.

Anche perché Pd e Italia Viva sono usciti allo scoperto facendo capire che l’accesso al Fondo salva-Stati in formato light potrebbe essere un’occasione da non lasciarsi scappare. Se Nicola Zingaretti e Matteo Renzi spingono per il sì Mes, dall’altra parte il Movimento 5 Stelle non ha alcuna intenzione di cedere. Luigi Di Maio continua a ripetere che il Meccanismo europeo di stabilità è uno strumento antiquato e inadatto per la situazione in cui si trova l’Italia in questo momento.

Il piano del governo

Il piano del governo, così come l’ha illustrato il viceministro dell’Economia, Antonio Misiani, prevede il ricorso al fondo Sure, cioè il programma della cassa integrazione europea, ai miliardi dalla Bei per sostenere le imprese e alle altre possibilità che ha messo e che metterà sul tavolo l’Ue, tra cui lo sblocco dei fondi europei. Niente Mes, neppure senza condizionalità.

Eppure il Fondo salva-Stati nella nuova versione è molto simile al Sure. Ma al di là delle affinità tecniche, c’è da fare una considerazione economica; l’Italia ha rimpinguato le casse del Mes con 14 miliardi. Qualora Roma non dovesse attingere al Fondo salva-Stati, non solo perderebbe i 36 miliardi che le spetterebbero di diritto, ma vedrebbe andare in fumo anche i citati 14 miliardi.

La maggioranza è divisa

In ogni caso il problema più grande è il governo diviso, non tanto il Mes. Che cosa succederà in seno alla maggioranza giallorossa da qui al prossimo 23 aprile, giorno in cui si terrà il decisivo Consiglio d’Europa in cui molto probabilmente verranno decise le sorti dell’Ue?

Se lo chiede, tra gli altri, anche Anna Maria Bernini, presidente dei senatori di Forza Italia: “Pensare di usare il vecchio Mes assolutamente no. Un Mes che preveda un vincolo di destinazione sulle spese sanitarie e con 36 miliardi da dare all’Italia rispetto ai 14 già versati sì – ha spiegato ad Agorà – ma andranno lette minuziosamente anche le virgole perché non si può firmare nulla al buio. La mia preoccupazione però è un’altra: come condurrà il governo italiano le trattative avendo al suo interno chi è favorevole al Mes e chi non lo è affatto?”.

Tornando alla lotta intestina in seno alla maggioranza, il Movimento 5 Stelle continua a ripetere che il Mes, compreso quello in formato light, non ha niente a che fare con la solidarietà europea e che dietro i miliardi garantiti da Bruxelles si nasconde una trappola. Alla luce di posizioni così estreme, è difficile immaginare come le varie anime della maggioranza possano accordarsi su una linea comune da qui al 23 aprile. E per l’Italia, questo, potrebbe essere un problema enorme.

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