La discussione sulla riforma del Mes all’Eurogruppo, prevista inizialmente per il prossimo 13 dicembre, è stata rinviata a gennaio. Sia ben chiaro, prima di quella data il Parlamento italiano avrà già avuto modo di esprimersi e il governo saprà quale linea seguire. Eppure, il posticipo della firma sulla modifica del Fondo salva-Stati rappresenta una vera e propria boccata d’ossigeno per le opposizioni, che sperano ancora di far saltare il tavolo. Facendo due conti, se la fumata bianca era prevista all’inizio del 2020, adesso l’intesa potrebbe arrivare con un ritardo di almeno un paio di mesi. Il ministro italiano dell’Economia, Roberto Gualtieri, pare sia riuscito – così riportano le cronache – a bloccare il testo per ottenere tempo prezioso da utilizzare per apportare qualche modifica al Mes, in particolare riguardo l’accordo sul meccanismo tecnico di risoluzione del debito pubblico relativa alle controverse clausole di azione collettiva (Cacs). La tempesta, almeno per il momento, è sospesa.

Un rinvio per evitare rischi?

La prima domanda da porsi è se questa battuta d’arresto abbia un senso o sia soltanto un modo per far placare le polemiche in un momento cruciale all’interno della politica italiana, considerando che il governo italiano è finito più volte vicino al punto di rottura e che sono alle porte alcune elezioni regionali. Il dubbio è legittimo, perché mentre Gualtieri parla di successo (“E’ stato raggiunto l’obiettivo di non finalizzare oggi per consentire al Parlamento di esprimersi. Poi il Parlamento farà le sue valutazioni e sono fiducioso che darà un’indicazione positiva”), da Bruxelles continuano a ripetere che il testo ormai è in cassaforte, e che le uniche ed eventuali modifiche potranno riguardare allegati o aspetti secondari della riforma. Appare dunque possibile che la scelta “dall’alto” di rimandare la discussione a gennaio sia una mossa meramente tattica, da imputare alla mancanza di punti di accordo sulla riforma all’interno del governo italiano. Facendo due conti, l’eventualità che il nostro esecutivo possa spaccarsi sul Mes è concreta. Dunque, i fautori della riforma del Fondo salva-Stati, non volendo correre alcun rischio, sono stati ben lieti di allungare i tempi.

Il Mes scontenta tutti

Al di là dell’ennesima e probabile presa di giro, l’Italia si troverà presto di fronte un out out. Nel caso in cui l’esecutivo dovesse minacciare il veto (in altre parole: far saltare la riforma), il nostro Paese si ritroverebbe isolato in Europa; qualora invece il governo dovesse dare il via libera a una modifica così controversa, la poltrona di Conte rischierebbe davvero di saltare. Il Mes, insomma, è una vera e propria bomba a orologeria da qualsiasi prospettiva lo si guardi, ma soprattutto è un trattato che non piace a nessuno. Non piace all’Italia, come detto, ma non trova d’accordo neppure Germania e Francia. In fase di discussione, Berlino vorrebbe inserire nel testo limiti alla sottoscrizione dei titoli di Stato da parte delle banche mentre la Francia punta a spostare gli allegati all’interno del Mes. Siamo di fronte a un paradosso: Bruxelles non accontenta nessuno, neppure quei due Paesi che avrebbero motivo di sorridere per l’approvazione della tanto discussa riforma sul Fondo salva-Stati. In mezzo a tutto questo, 32 economisti italiani hanno firmato un appello per opporsi categoricamente alla riforma del Mes e al completamento dell’unione bancaria. Nel lungo comunicato si legge che l’Italia non dovrebbe accettare nessuna delle due, a meno che non cambi la “logica europea”.

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