Giuseppe Conte dovrà ringraziare Angela Merkel e Emmanuel Macron da un lato e il fronte dei Paesi dell’Est Europa guidato dall’Ungheria di Viktor Orban dall’altro per l’esito della trattativa europea sul Recovery Fund che ha risparmiato al governo giallorosso una debacle senza precedenti. Il Consiglio finisce dunque senza (apparenti) sconfitti e garantisce ai falchi rigoristi guidati dall’Olanda di Mark Rutteuna vittoria sostanziale sui temi di minor rilevanza mediatica (come i rebate) che ha permesso loro di annacquare le pretese più dure sul fondo per la ripresa.

Il quadro che si delinea conserva nella forma la quantità di risorse inizialmente proposte da Charles Michel e Ursula von der Leyen, 750 miliardi di euro, e oltre un quarto delle risorse sarà destinato all’Italia, 209 miliardi di euro. Questo – spiega il Corriere della Sera – perché “nel compromesso emerso una quota degli aiuti — forse più del 30% — si divide in base all’andamento dell’economia nel 2020 e nel 2021. E se si confermano le previsioni della Commissione, l’Italia quest’anno e il prossimo avrà la performance più drammatica dell’Unione europea”. Roma avrà dunque oltre 200 miliardi di euro da gestire tra prestiti e aiuti a fondo perduto. Aspettando di capire se questi ultimi (il guadagno netto e il debito di fatto mutualizzato) arriveranno in misura superiore o meno al contributo extra richiesto a Roma nel bilancio pluriennale comunitario è bene sottolineare che prima dell’anno prossimo la potenza di fuoco del fondo Next Generation Eu non sarà pienamente sdoganata.

Roma non può attendere a occhi chiusi i fondi europei come speranza di salvezza dalla recessione in corso. E non pensare di ripetere manovre furbesche come quelle prospettate in passato da Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, arrivati a chiedere l’utilizzo dei fondi europei per finanziare politiche come il taglio dell’Iva e alcuni sconti fiscali sulle imposte reddituali, manovre necessarie ma che i piani europei impediscono di finanziare con NextGen.

Conte, concluso l’accordo su NextGen, ha sottolineato che “l’obiettivo è valutare il quadro di finanza pubblica e le necessità e valutare gli strumenti nel migliore interesse dell’Italia. Il piano che oggi approviamo ha assoluta priorità nell’interesse dell’Italia. Ci sono prestiti molto vantaggiosi”, ma il punto è saperli sfruttare nel migliore dei modi. La parte più dura della recessione si sta producendo molto mesi prima che i fondi di NextGen siano disponibili. Secondo le previsioni dell’Ue Roma potrebbe perdere fino all’11,2% di Pil rispetto al 2019. Il dato, riferito a studi di inizio luglio, è in netto peggioramento rispetto al -9,5% pronosticato sempre da Bruxelles a fine aprile. Una recessione senza precedenti che non deve dunque far abbassare la guardia nè illudere il governo che le misure più urgenti sul fronte della tutela del lavoro, degli investimenti e della ripresa delle imprese possano essere demandati alla futura entrata in vigore del Recovery Fund.

E vi è un tema fondamentale che riguarda i prestiti, come sottolineato in un’analisi su La Verità, ripresa da Dagospia: tra i 209 miliardi di euro concessi all’Italia, oltre 120 sono di prestiti, che però secondo i primi accordi conclusi tra maggio e inizio giugno saranno mobilitabili solo una volta conclusa l’erogazione degli aiuti a fondo perduto. Eventualità che rimanderebbe addirittura al 2024, a metà dell’esercizio di bilancio pluriennale 2021-2027 in cui il fondo è inserito.

In ogni caso, per sfruttare quest’ultimo servirà iniziativa strategica, ciò che è mancato fino ad ora alle politiche dell’esecutivo. Come fa notare Repubblica, la soluzione trovata dai leader Ue porterà i governi ad essere operativi sul fondo dal prossimo autunno. Prima “un governo proporrà il suo Piano nazionale di riforme, precondizione per accedere al Recovery, la Commissione deciderà entro due mesi se promuoverlo in base al tasso di rispetto di politiche verdi, digitali e delle raccomandazioni Ue 2019-2020: per l’Italia riforme di pensioni, lavoro, giustizia, pubblica amministrazione, istruzione e sanità”. Esiste anche la possibilità di finanziare retroattivamente le misure poste in essere da febbraio 2020, purché compatibili con gli obiettivi del fondo: ma il governo giallorosso, tra liquidità-fantasma e bonus vacanze, non ha promosso investimenti o politiche anti-crisi efficaci. Roma dovrà affrontare con le proprie forze la parte più buia della recessione e ricordare che anche in futuro il sostegno non sarà gratuito. La spada di Damocle della creazione di nuovi vincoli e nuovi scrutini comunitari sulla nostra sovranità è tutt’altro che rimossa dalle nostre teste. E i tempi lunghi aiutano a capire come di “storico” ci siano stati solo gli annunci che vogliono il Recovery Fund come l’ancora definitiva di salvezza dell’Unione.

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