La Brexit ha mutato le prospettive del Regno Unito sullo scacchiere globale: Londra, libera dai vincoli di Bruxelles, è ora libera di perseguire la strada degli accordi commerciali bilaterali e multilaterali. Lo sguardo del Regno Unito potrebbe così posarsi sul Giappone: le autorità dei due Paesi hanno espresso l’intenzione di dare vita ad una partnership che potrebbe prendere la forma di un accordo bilaterale. Il livello di avanzamento tecnologico e la maturità delle due democrazie potrebbe portare ad un modello di cooperazione copra i beni, gli investimenti, i servizi, l’e-commerce e le nuove tecnologie. I tempi, però, sono stretti: sino a fine 2020 gli scambi saranno coperti dall’accordo tra Unione Europea e Giappone mentre allo scadere della fase di transizione ed in assenza di un accordo dovranno svolgersi secondo le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Una prospettiva che potrebbe facilitare la stipula di un’intesa al ribasso.

Le prospettive in Asia

L’Asia potrebbe divenire terreno fertile per la conclusione di convenienti accordi commerciali da parte del Regno Unito: nel mirino di Londra potrebbero finire innanzitutto la Malesia e Singapore. Le due nazioni sono state visitate da Dominic Raab, Segretario per gli Affari Esteri del governo inglese, nel mese di febbraio e rappresentano i principali partner di Londra all’interno dell’ASEAN, l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico. La visita di Raab è stata focalizzata sul rafforzamento delle relazioni nell’ambito del cambiamento climatico,  della tecnologia e del commercio. Un’eventuale intesa bilaterale con i due Paesi asiatici potrebbe basarsi sul modello fornito dagli accordi di libero scambio siglati con Bruxelles: le trattative potrebbero rivelarsi più facili del previsto anche a causa delle buone relazioni  tra le parti che, sino ad alcuni decenni fa, erano parte dell’Impero Britannico.

Le autorità del Regno Unito sono poi riuscite, in alcune occasioni, a muoversi in anticipo: è il caso dell’accordo di libero scambio, dal valore di 15 miliardi di sterline, siglato nell’agosto del 2019 con la Corea del Sud. L’intesa è destinata a proteggere e ad offrire continuità agli scambi commerciali tra le parti che vedono il Regno Unito esportare prevalentemente petrolio grezzo, automobili, ceramica e whisky verso Seul e la Corea del Sud trasferire automobili ed imbarcazioni verso Londra. C’è poi l’intesa raggiunta nel 2018 con diversi Stati insulari dell’Oceania che, però, vale appena 163 milioni di sterline. Il Regno Unito è riuscito a siglare, al momento, appena 19 accordi commerciali bilaterali in giro per il mondo: un bottino piuttosto misero se si pensa che queste intese vanno a coprire appena l’8 per cento degli scambi di Londra con altri Paesi.

Le prospettive

La pandemia di Covid-19 rischia di ostacolare  l’attivismo britannico nel continente asiatico: i mercati mondiali e gli scambi commerciali stanno risentendo pesantemente di questa grave emergenza sanitaria, che non contribuisce di certo a creare un clima disteso e favorevole alle trattative. Londra dovrà dunque essere particolarmente abile nel riuscire a contenere la diffusione del coronavirus in patria ed al tempo stesso nel focalizzarsi sulle proprie priorità commerciali in Asia. Sullo sfondo, infatti, c’è anche la possibilità di giungere ad un accordo di libero scambio con la Cina: per giungere a questo risultato, però, sarà necessaria una chiara volontà politica in tal senso da parte dell’esecutivo britannico e soprattutto l’acquiescenza, molto improbabile, da parte di Washington. La stipula di un’intesa con gli Stati Uniti, infatti, potrebbe ridefinire le priorità delle relazioni commerciali britanniche e porre un freno alla loro espansione verso Oriente.

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