Alcune volte basta saper stringere i muscoli per spaventare un nemico e distoglierlo dalle sue reali intenzioni, senza dover necessariamente ricorrere alla violenza. Prendiamo ad esempio la Cina, alle prese con il braccio di ferro a distanza con gli Stati Uniti. Pechino ha subito accantonato l’idea di impiegare la forza bruta per gareggiare con Washington. Il Dragone, semmai, ha puntato tutto sul cosiddetto “miracolo economico”, decidendo di sfruttare al meglio l’evento che nell’ultimo ventennio ha cambiato il volto del Paese.

Il Partito Comunista cinese (Pcc) ha metaforicamente stretto i muscoli e si è dedicato allo sviluppo di veri e propri hub tecno-finanziari da porre come contro altari ai grandi centri occidentali. Nella parte meridionale della Cina, nella provincia del Guandong, là dove si estende il Delta del fiume delle perle, svettano i scintillanti grattacieli di Shenzen, la città chiave del vertiginoso sviluppo cinese. Analizzare nel dettaglio quello che fino agli anni ‘80 era solo un piccolo villaggio di pescatori ci aiuta non solo a capire le reali intenzioni del Dragone per il futuro, ma ci fa toccare con mano anche la reale potenza di fuoco della Cina.

L’importanza di Shenzen

Oggi Shenzen è il laboratorio della nuova Cina di Xi Jinping. A dire il vero questo centro urbano è sempre stato un cantiere a cielo aperto, da quando, nel 1980, Deng Xiaoping decise di piantare qui il seme della riforma che avrebbe cambiato per sempre il volto del Paese. Shenzen divenne così la prima zona economica speciale della Cina, riuscì ad attirare ricchissimi investimenti e fu l’incubatrice della rinascita del Dragone. Sono passati quasi 40 anni e la situazione è per certi versi simile: Shenzen torna a essere lo scenario ideale sul quale sperimentare le innovazioni del futuro.

La città si estende lungo una superficie di 2mila chilometri quadrati e ospita una popolazione di 12 milioni di abitanti suddivisa in sei contee; è inoltre la casa delle principali aziende tecnologiche della Cina, tra cui Huawei. Le case da queste parti costano tantissimo e possono arrivare a toccare anche i 10mila euro al metro quadro. I trasporti pubblici sono elettrici, l’inquinamento ridotto al minimo. Per certi versi sembra quasi di essere in una città occidentale, se non fosse per l’enorme numero di telecamere di videosorveglianza che appaiono a ogni angolo di strada. Servono per garantire elevati standard di sicurezza ma anche per diffondere il segnale 5G e monitorare il traffico.

Infografica di Alberto Bellotto

Una città modello entro il 2034

La maggior parte dei dispositivi elettronici utilizzati nel resto del mondo nasce a Shenzen. Abbiamo parlato di Huawei, ma questa è anche la casa di Oppo, il nuovo brand cinese che punta a ritagliarsi una fetta consistente nel mercato della telefonia che ha deciso di investire, da qui ai prossimi tre anni, 6,5 miliardi di euro in attività di ricerca e sviluppo. Nel frattempo la società ha già lanciato smartphone, cuffie wireless, modem 5G e altre diavolerie ultra tecnologiche. Nei piani di Pechino, oltre che per il lato economico, Shenzen è fondamentale da un punto di vista geopolitico, visto che il governo sogna di trasformarla in tutto e per tutto nella nuova Hong Kong. Data la precaria situazione che rende ingestibile l’ex colonia britannica, il Pcc ha pensato che fosse meglio tutelarsi. E così ha deciso che Shenzen dovrà diventare un centro globale di innovazione tecnologica entro il 2035. Ma non è finita qui, perché Shenzen dovrà anche essere anche il fiore all’occhiello della Greater Bay Area, un’area di 56mila chilometri quadrati nella quale dovrà sorgere una specie di Silicon Valley in salsa asiatica. Detto in altri termini, questa dovrà essere la prima regione al mondo per innovazioni tecnologiche, start up, brevetti, intelligenza artificiale, 5G e tanto altro ancora. E Shenzen sarà la punta di diamante. Gli Stati Uniti sono avvisati.

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