Quando venne introdotto per la prima volta in Europa, il sistema previdenziale pubblico serviva per garantire il sostentamento delle persone quando non sarebbero più state in grado di lavorare per il giungere della vecchiaia o dei problemi di salute. Stimando una speranza di vita di circa 15 anni sotto la tutela economica dello Stato e con una costante crescita demografica, il sistema era perfettamente in grado di sorreggersi.

Negli ultimi cinquant’anni le cose però sono notevolmente cambiate. La speranza di vita media si è allungata e la crescita demografica è scesa persino in territorio negativo, minando le basi sulle quali era stato fondato il sistema previdenziale. L’evidenza della tesi si riscontra nelle modifiche apportate al sistema pensionistico negli ultimi anni dai grandi Paesi europei, come nel recente caso della Francia di Emmanuel Macron. L’aumento delle persone che percepiscono la pensione comporta la necessità di allungare l’età media lavorativa, affinché venga mantenuto un sostanziale equilibrio tra occupati e pensionati. Modifiche comunque non semplici, alterando in corsa l’implicito contratto stilato tra i lavoratore e lo Stato nel momento del suo ingresso nel mercato del lavoro.

Il grande sbilancio europeo

Non tutti i Paesi aderenti all’Unione europea versano però nelle stesse condizioni. Mentre infatti il blocco occidentale dell’Unione ha subito un drastico invecchiamento della popolazione negli ultimi anni ed un aumento dei pensionati, lo stesso non è accaduto ai Paesi dell’Est, tra i quali il blocco di Visegrad. La Polonia in particolare sembra non soffrire minimamente la disoccupazione (ai minimi europei) e la giovane età della sua popolazione non sembra causare problemi di resistenza al suo apparato previdenziale. In virtù di ciò un tavolo di discussione che tenesse banco seriamente a Bruxelles riguardo questa problematica non è mai avvenuto, lasciando la gestione completamente nelle mani degli Stati nazionali. Insomma, mentre i crediti sono questione comune, per i debiti ognuno deve fare per sé.

La situazione italiana

Sotto il governo Monti i lavoratori italiani subirono un netto peggioramento delle condizioni per poter giungere alla tanto ambita pensione. La Legge Fornero fu necessaria per evitare l’implosione dell’apparato previdenziale, non più in grado di sorreggere il crescente numero di pensionati, con l’Inps che ormai stava raschiando il fondo del barile. Grazie alla riforma, l’Italia guadagnò mediamente quei due anni che permise di diminuire il numero dei pensionati e poter quindi solo in seguito aumentare nuovamente il loro numero. Adesso, a sette anni di distanza, sembra riproporsi la stessa situazione, col problema però che l’età pensionabile non può essere aumentata all’infinito.

Con una età media di 44 anni (fonti Istat al 2017), sia il sistema previdenziale che conseguentemente il sistema sanitario stanno giungendo al collasso, non disponendo dei necessari strumenti per far fronte alla carenza di liquidità. Problema che al tempo stesso si riversa anche sulle casse previdenziali private, che mediamente possiedono un numero di iscritti che per oltre il 70% ha più di 40 anni. Il loro destino, salvo delle drastiche e impopolari modifiche, sembra essere lo stesso dell’Inps, sebbene sia stato posticipato grazie alle più stringenti misure relative ai versamenti degli anni precedenti.

Il problema nasce però, come espresso precedentemente, dal cambio “in corsa” del sistema previdenziale, che sembra alzare l’asticella della pensione ogni volta che il lavoratore vi si avvicina. Aumentando inoltre il limite dell’età pensionabile, la più alta stanchezza raggiunta dai lavoratori incide negativamente anche sulla produttività, danneggiando quindi la produzione del Paese. Sebbene alcune aziende provvedano di loro spontanea volontà ad una forma di pre-pensionamento interamente a loro carico (detrazioni fiscali escluse), non tutte le società si trovano nelle condizione di poter attuare questo procedimento. Con il rischio ogni anno di vedere l’età utile al pensionamento aumentare di punto in bianco, magari proprio mentre si stanno compilando i fogli per giungere al tanto ambito traguardo.

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