Il Sudan vuole voltare pagina e ripulire la propria immagine, danneggiata dal lungo regime autoritario di Omar al Bashir, sullo scena intenazionale. Il nuovo governo di transizione del Paese, a cui prendono parte tanto gli esponenti delle forze armate quanto l’opposizione politica, è infatti giunto ad un accordo con la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Africana per lo Sviluppo per riabilitare il Paese. L’intesa prevede che l’esecutivo adotti una serie di riforme strutturali ed in cambio non dovrà pagare gli arretrati del proprio debito ai creditori internazionali. La nazione è attualmente sula lista, redatta da Washington, degli Stati che sponsorizzano il terrorismo e ciò rende difficile, per Khartoum, trovare fonti di finanziamento all’estero. A riferire questi sviluppiè è stato Ibrahim Elbadawi, il Ministro delle Finanze del Paese, che ha aggiunto come il budget del 2020 verrà finanziati da alcuni Paesi amici.

I nuovi amici di Khartoum

Le speranze di una progressiva democraticizzazione della nazione africana hanno iniziato ad attirare l’interesse della comunità internazionale. Una delegazione dell’Unione Europea in visita a Khartoum, dove ha incontrato il primo ministro Abdallah Hamdok ed il ministro degli Esteri Asmaa Abdallah, ha promesso l’erogazione di 466 milioni di euro di aiuti per supportare la transizione politica del Paese. Asmaa Abdallah ha ricordato come le priorità di Khartoum siano quelle di pacificare definitivamente il Paese e di migliorarne le condizioni economiche, obbiettivi che necessitano del supporto internazionale. La delegazione europea ha reso noto che supporterà i progetti di sviluppo locali ed ha ricordato come sia molto importante, per l’esecutivo, riuscire a far rimuovere il Sudan dalla Lista degli Stati sponsor del terrorismo per riacquistare credibilità finanziaria.

Alcuni Paesi ed istituzioni della comunità internazionale, inoltre, hanno dato vita al gruppo Amici del Sudan, che ha lo scopo di supportare Khartoum a progredire economicamente. I membri di questo gruppo, tra cui si contano Egitto, Germania, Stati Uniti, Francia, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Unione Europea, le Nazioni Unite, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, hanno espresso apprezzamento per le riforme annunciate dal governo sudanese che si è impegnato a migliorare le prestazioni dei propri servizi sociali ed a lottare contro la disoccupazione giovanile cercando di costruire, al tempo stesso, le basi per un progresso  duraturo e sostenibile.

Le condizioni economiche

Il Sudan ha potuto godere, per lungo tempo, dei giacimenti petroliferi localizzati nel Sud del Paese ma la secessione del Sud Sudan, formalizzata nel 2011, ha provocato la perdite di oltre i tre quarti delle riserve di greggio statali e ciò non ha potuto non incidere sulle performance dell‘economia nazionale. Il 46 per cento della popolazione vive sotto la soglia di povertà mentre poco più di 7 milioni di abitanti ha bisogno di assistenza umanitaria. Il 32 per cento dei bambini soffre di malnutrizione cronica  e la desertificazione e l’erosione del suolo incidono sulla produttività dell’agricoltura.

Per quanto riguarda gli altri parametri si può notare come il tasso di disoccupazione si aggiri intorno al 13 per cento mentre l’inflazione è piuttosto alta ed aveva raggiunto un tasso del 53 per cento nel mese di agosto 2019. Il Paese necessita inoltre, per poter progredire in maniera più spedita, di porre fine a tutti i conflitti interni che per lungo tempo hanno visto contrapposti il governo centrale e diversi grupi ribelli locali e che hanno visto la commissione di gravi abusi da parte di Khartoum. Non ci sono dubbi sul fatto che l’aiuto della comunità internazionale si rivelerà cruciale per aiutare il Sudan ad intraprendere un percorso di progresso e di sviluppo economico, gli ostacoli, infatti, restano molti e bisognerà sperare che il governo di transizione, in cui convivono militari e civili, possa riuscire a far coesistere le sue diverse anime senza collassare.

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