La Corea del Nord è danneggiata dalle numerose sanzioni internazionali che mordono la sua economia. Le relazioni economiche internazionali di Pyongyang sono praticamente ridotte al minimo, fatta eccezione per la Cina, che rappresenta da sola circa il 90% del commercio estero nordcoreano, la Russia e qualche altro Stato “minore” sparso per il mondo. Nessuno conosce con certezza lo stato di forma dell’economia locale, anche se i numeri, per le ragioni sopra citate, non sono certo particolarmente positivi. Eppure, come sottolinea National Interests, la Corea del Nord sarà pure “al verde” ma è pur sempre seduta su una ricchezza mineraria dal valore di 10 trilioni di dollari. Il problema principale è che a causa delle citate sanzioni, le risorse minerarie ed energetiche del Paese rimarranno probabilmente inutilizzate per il prossimo futuro.

Una ricchezza inutilizzabile

Come ha spiegato Choi Kyung Soo, presidente dell’Istituto del North Korea Resources Institute di Seul, la Corea del Nord ha modi molto limitati per fare soldi. Tolta la via maestra del commercio, a Pyongyang restano poche opzioni: “vendere armi, contrabbando e miniere”. Tuttavia, a causa delle sanzioni, il governo nordcoreano fatica moltissimo a imboccare queste tre strade. In ogni caso, se la situazione geopolitica dovesse cambiare, Russia e Corea del Sud sono pronte ad approfittarne per attingere a piene mani alla ricchezza mineraria del Paese collocato al di sopra del 38esimo parallelo. Il ministero delle Infrastrutture sudcoreano è arrivato persino a invitare di presentare offerte per possibili progetti infrastrutturali da attuare nel Nord, compresi quelli riguardanti il settore delle risorse energetiche. Segno che a Seul (e non solo lì) qualcosa si sta muovendo. Anzi: sul tavolo c’è già una mezza idea. Uno dei progetti prevederebbe che i costi per la costruzione o la riparazione delle infrastrutture nordcoreane ad opera della Corea del Sud possano essere coperti utilizzando proprio la ricchezza mineraria nazionale nordcoreana.

Tra tensioni e cambi di prospettiva

Il presidente nordcoreano Kim Jong Un, spiegano gli esperti, potrebbe anche pensare di cambiare strategia per lo sviluppo della propria nazione: accantonare il nucleare per puntare sul settore minerario ed energetico. Lo scenario è allettante ma affinché possa verificarsi è necessario prima che Pyongyang e Washington trovino un’intesa concreta per allentare le tensioni. Eppure, come ha scritto il Guardian, una prospettiva del genere, per il governo nordcoreano, non può essere accantonata senza prima pensare che i circa 10 trilioni di dollari di ricchezza mineraria del Paese potrebbero finanziare “diverse altre generazioni di leader chiamati Kim”. Torniamo però alla realtà, perché fino a quando le sanzioni non saranno allentate i Paesi stranieri non potranno alzare un dito per aiutare i nordcoreani a estrarre metalli preziosi e risorse energetiche dal sottosuolo. Nel frattempo la Cina cerca di spegnere ogni tensione chiedendo sia agli Stati Uniti che alla Corea del Nord di mantenere aperto il dialogo a pochi giorni dalla scadenza fissata unilateralmente da Pyongyang per una nuova proposta che possa far ripartire i negoziati per risolvere la questione nucleare. Il presidente cinese Xi Jinping, durante un colloquio con l’omologo sudcoreano, Moon Jae In, è stato chiarissimo: “Ci sono molte persone preoccupate per la situazione tesa nella penisola coreana”.

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