I falchi della Commissione europea hanno stilato la lista degli Stati cui bilanci dovranno essere tenuti particolarmente sotto controllo nel corso del 2020. Nel documento redatto dalla Commissione, tredici Paesi necessitano di un “esame approfondito” a causa degli squilibri macroeconomici delle proprie economie. Di questi, tre Stati in particolari starebbero versando in una condizione di “grave” squilibrio macroeconomico: Grecia, Cipro e, infine, l’Italia. La base sulla quale sono state fatte queste rilevazioni è fondata sul rapporto tra il debito pubblico e Pil, utile a rilevare il merito creditizio dei Paesi in questione.

La condizione italiana

La particolare gravità della nostra condizione è dettata non solo dall’eccessivo indebitamento estero italiano che supera il 100% del Pil (alla pari di Portogallo, Belgio, Cipro e Grecia), ma anche dall’aver mantenuto lo status da sette anni a questa parte. In sostanza, dalla Crisi dei debiti sovrani in avanti il nostro Paese non è mai riuscito a migliorare il rapporto in questione, perdendo la fiducia degli organi di vigilanza europei. Non sono bastate dunque le promesse della nuova compagine governativa insediatasi la scorsa estate a migliorare l’immagine dell’Italia negli alti palazzi europei. L’immaginario collettivo europeo vede ancora l’Italia come l’ultima ruota del carro dell’economia europea, con un debito pubblico dalle ore contate, nonostante la figura di Roberto Gualtieri al ministero dell’economia.

L’unica nota positiva del documento redatto dalla Commissione europea riguarda il debito contratto dai privati, per il quale l’Italia non compare tra i Paesi osservati. Un vecchio detto sosteneva che l’Italia fosse un popolo di grandi risparmiatori: ipotesi confermata dalle valutazioni europee e forse unico appiglio che in questo momento ha permesso all’Italia di non essere posta sotto vigilanza internazionale. Una piccola nota positiva, sperando di non dover mai chiedere prestiti aggiuntivi una volta divenuto operativo il Mes.

I grandi debiti europei

Nella lista nera di Bruxelles figurano anche la Francia, la Spagna e la Germania, sempre in virtù del proprio debito pubblico. Mentre però le prime due nazioni si sono “salvate” per aver solamente sfiorato la parità tra debito pubblico e Pil, la Germania può contare sull’economia più solida del blocco storico dell’Ue, nonostante le previsioni infelici per i prossimi anni.

Sebbene la lista serva semplicemente da guida, volta soprattutto a limitare le uscite dai tracciati concordati in sede di discussione delle manovre finanziarie, evidenzia molto bene lo stato di salute delle economie europee. Quadro dal quale il nostro Paese non ne esce nel migliore dei modi, considerando i cambi alla guida dei vertici europei, con la nuova presidente della Bce, Christine Lagarde, che ha sottolineato nel suo discorso di insediamento come il rispetto dei “consigli” sia particolarmente rilevante ai fini valutativi.

La situazione finale colloca quindi il nostro Paese allo stesso livello della Grecia e di Cipro, i quali versano in condizioni politiche ed economiche decisamente peggiori, nonostante abbiano un indebitamento estero minore. Elemento questo che dovrebbe accendere il ceto politico italiano, per cercare di trovare la quadra per combinare crescita e ristrutturazione del debito estero. Strada questa sicuramente non semplice, unica però in grado di cambiare lo sguardo che Bruxelles ha nei confronti dell’Italia.

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