Dopo le minacce ricevute dagli organi di rappresentanza del settore industriale dell’Irlanda del Nord di lasciare il Paese, Boris Johnson inizia a temere gli effetti che il voto dell’exclave potrà avere nei palazzi di Westminster. Sebbene infatti l’accordo attualmente sul tavolo con l’Europa sia migliore rispetto a quelli passati, il rischio di vedere aumentati i costi di spedizione da e verso il resto del Regno Unito ha preoccupato i settori produttivi britannici. E questo senza considerare la possibilità di non accordo e di reintroduzione delle dogane con l’Eire. In virtù di tutto questo, per le realtà industriali spostare la propria attività nella Repubblica d’Irlanda permetterebbe non solo di operare nel mercato comune europeo – indipendentemente dal raggiungimento o meno dell’accordo – ma anche di mantenere gli stessi rapporti commerciali col Regno qualora si proceda ad un backstop, come deciso con l’Unione europea e addirittura con un regime fiscale migliore rispetto a quello vigente a Belfast.

Tagliati i modelli doganali

“Non ci saranno moduli di nessun tipo”. Queste parole di Johnson, pronunciate durante la campagna elettorale, sono state rivolte all’elettorato dell’Ulster (fedele alla Union Jack) in disaccordo con quanto invece era stato ipotizzato da Stephen Barclay, segretario alla Brexit, che aveva affermato che le merci provenienti dall’Irlanda del Nord dirette verso i porti britannici sarebbero state soggette a dogana, in modo tale da prevenire l’ingresso di merci di contrabbando. Nonostante i desideri di Johnson, è probabile che la soluzione che verrà trovata per il confine irlandese sarà un’altra.

Un futuro incerto

Sebbene formalmente e per questioni diplomatiche a Dublino non si possa esultare, una sconfitta delle politiche di salvaguardia economica dell’Irlanda del Nord sarebbero l’ennesima vittoria dell’Eire. Dopo aver già sottratto a Londra le sedi delle multinazionali e del comparto bancario e delle finanziarie, adesso l’Irlanda del Nord può conquistare anche gli impianti di produzione e la fiorente industria dei trasporti della regione che risponde a Belfast. Per la Repubblica d’Irlanda questa è l’ennesima ghiotta occasione di incrementare il proprio Pil: se la manovra economica sarà indirizzata ad incentivare gli investimenti esteri gli spostamenti transfrontalieri giungeranno infatti a centinaia.

Al contrario, per il Regno Unito sarà un durissimo colpo allo stomaco, in grado di portare l’Ulster alla recessione più nera degli ultimi anni, forse irreversibile. Con il sopraggiungere della crisi, infatti, il nuovo inasprimento dei conflitti sociali tra cattolici e protestanti sarà inevitabile, riportando il terrore a capo del Paese.

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