In Sicilia arrivano gli algerini. Una delle raffinerie più importanti del polo industriale di Augusta, tra i più grandi d’Europa ma anche causa di polemiche per l’inquinamento dell’ambiente, nei giorni scorsi è stata acquistata dalla Sonatrach, l’azienda di Stato algerina che si occupa di idrocarburi. L’accordo per l’ingresso dell’azienda algerina in realtà risale a maggio, ma soltanto nei giorni scorsi è arrivata l’ufficialità assieme alle firme degli ultimi contratti. La Sonatrach, tramite la nuova controllata Sonatrach Raffineria Italiana, ha in carico adesso la gestione dell’impianto di raffinazione, assieme ai depositi di carburante non solo di Augusta, ma anche quelli di Palermo e Napoli. L’azienda algerina ha acquistato impianti e depositi dalla Esso Italia, società del gruppo ExxonMobil.

La strategia di Sonatrach

La Sonatrach è la più grande S.p.a. dell’Africa, un colosso dell’energia dal valore di diversi miliardi di Dollari. La società risulta impegnata non solo in Algeria, ma anche in diversi paesi africani. Non ultimo anche il Niger, dove proprio gli algerini hanno scoperto un importante giacimento di petrolio che potrebbe portare ad una diversificazione dell’economia nigerina, famosa più che altro per l’estrazione di uranio. Adesso arriva l’investimento in Sicilia, il quale rientra nell’ottica più generale di una ristrutturazione delle attività dell’azienda, a sua volta confacenti a quelle che sono le necessità del governo di Algeri. Infatti il paese africano, pur essendo tra i più importanti produttori dell’Opec, spende ogni anno quasi venti miliardi di Dollari per importare prodotti raffinati. Un’enormità specie in relazione a bilanci sempre più in rosso e ad un’economia sempre più traballante. Per cui la Sonatrach vuole investire in impianti di raffinazione per dirottare parte della cifra usata per le importazioni in altri campi.

A spiegare nel dettaglio questa strategia è lo stesso amministratore delegato di Sonatrach, Abdelmoumen Ould Kaddour: “L’Algeria smetterà di importare prodotti raffinati nel 2019 – si legge sul sito Augustaonline – La domanda di prodotti raffinati sarà soddisfatta grazie alle nuove raffinerie acquistate, tra cui quella di Augusta”. Algeri sa bene che sia per la qualità del suo petrolio, di gran lunga inferiore rispetto a quello libico, che per la quantità ad oggi estratta, non può competere a lungo nel mercato del greggio. Le vie verso cui bisogna puntare sono la produzione e l’esportazione di gas, da un lato, e per l’appunto il mercato dei prodotti raffinati. È in questa ottica dunque che matura l’acquisizione della raffineria ex Esso di Augusta, capace di produrre dieci tonnellate di petrolio raffinato all’anno. Oltre a quella di Augusta, la Sonatrach punta molto sulla raffineria di Skikda, la più grande d’Algeria.

I soldi risparmiati dalle importazioni di prodotti raffinati, serviranno probabilmente soprattutto a potenziare gli investimenti sul mercato del gas. In tal senso l’Algeria al momento si attesta come settimo esportatore mondiale, subito dietro a paesi quali Canada, Norvegia ed Usa. E le prospettive al momento appaiono, a medio termine, di crescita.

L’operazione di Augusta nell’ambito dei rapporti tra Italia e Algeria

Roma ed Algeri hanno solidi rapporti, specialmente sul fronte energetico. Le relazioni bilaterali tra i due paesi appaiono molto ben ramificate e stabili, questo a beneficio più in generale dell’intero comparto commerciale. L’acquisto operato ad Augusta da parte di Sonatrach, certamente rafforza le nostre relazioni con l’Algeria, il quale si mostra paese sempre più interessato a gettare molto più di uno sguardo nel nostro mercato ed a vedere nell’Italia un punto di riferimento nel Mediterraneo. Sotto il profilo meramente politico, l’ottimo stato di salute dei rapporti bilaterali tra i due paesi è testimoniata dalla visita di inizio novembre di Giuseppe Conte ad Algeri. In quell’occasione, il presidente del consiglio riesce a strappare l’appoggio algerino al summit per la Libia di Palermo. E da Algeri infatti, arriva il primo ministro Ahmed Ouyahia come rappresentante del paese africano.

Da non dimenticare, sotto il profilo energetico, che l’Algeria nella classifica dei paesi da cui importiamo materie prime è seconda soltanto alla Russia. Quasi il 30% del gas e dell’energia che consumiamo proviene dalle sponde algerine del Mediterraneo. Un rapporto, quello energetico, decollato soprattutto nel 1983, anno dell’entrate in funzione del gasdotto “Enrico Mattei” che, tramite la Tunisia, porta il gas algerino nelle nostre case.

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