Il nuovo business della Cina è costruire città in giro per il mondo. Dopo aver trasformato i suoi centri urbani in megalopoli ultramoderne, futuriste e perfettamente integrate con le più recenti tecnologie, Pechino ha iniziato a progettare delle piccole Babilonie al di fuori della Grande Muraglia. In Malesia, ad esempio, nell’estremo sud del Paese, precisamente nello Stato di Johor, la cinese Country Garden Holding Co sta costruendo una vera e propria giungla di grattacieli scintillanti. La “nuova New York”, come alcuni media hanno ribattezzato il progetto, progredisce lentamente, passo dopo passo. Sull’arcipelago di isolette artificiali malesi, ogni giorno che passa i contorni delle le 25 mila abitazioni che formeranno lo skyline della metropoli del futuro diventano sempre più netti. Quest’opera di architettura sociale si chiama Forest City, una città che a conti fatti ospiterà 700 mila persone e che sarà connessa, ecologica (non contemplerà l’uso di auto) e high-tech. Al momento Country Garden ha sborsato 4 miliardi di euro; un investimento necessario in parte anche per stringere un partenariato con le autorità locali malesi.

Dalla Malesia alla Nigeria: i progetti urbanistici cinesi

Forest City non sarà una città per classi medio-basse. Il centro urbano punta ad accogliere residenti dotati di un certo stipendio e, più in generale, a creare una sorta di paradiso dorato. I costruttori cinesi non hanno scelto di investire in progetti simili per magnanimità o per divertimento, ma più semplicemente perché sognano di recuperare con ingenti interessi gli investimenti versati. Tuttavia c’è anche un altro motivo che ha spinto le aziende del Dragone a costruire città futuristiche all’estero: in Cina la crescita sta rallentando e i costruttori cercano di espandersi altrove con l’obiettivo di continuare a costruire enormi complessi residenziali. Il progetto iniziale di Forest City (risalente al 2016) è mastodontico: la città dovrà svilupparsi su quattro isole artificiali in un’area grande quattro volte il Central Park di New York. In attesa del completamento dell’opera, decine di migliaia di appartamenti sono stati venduti a cinesi attratti dalla vicinanza della città con Singapore. Ma non è finita qui, perché la Cina ha in mente un altro progetto, altrettanto ambizioso, in Africa. Siamo a Lagos, in Nigeria. A circa 10 mila chilometri a sud della capitale nigeriana c’è un’isola artificiale che si estende per 10 mila chilometri quadrati. Il creatore dell’isola si chiama China Communication Company, un colosso cinese delle costruzioni. Il suo obiettivo, a queste latitudini, è costruire una città del lusso che dovrà garantire ai 250 mila abitanti previsti uno standard di vita elevato, tra centri commerciali e servizi modernissimi.

Aspettando tempi migliori

I tentacoli della Cina in progetti del genere non indicano la volontà del Dragone di espandere la propria influenza in altri Stati. O almeno, non è questa l’intenzione primaria del gigante asiatico. La realtà è ben diversa: Pechino deve fare i conti con il brusco rallentamento del settore delle proprietà immobiliari. Se fino a pochi mesi fa la Cina era piena di progetti pronti a dare vita e forma a grattacieli sempre più alti, oggi la situazione è cambiata per due motivi. In parte c’è da considerare la frenata della crescita dell’ex Impero di Mezzo (oggi la crescita cinese si attesta attorno al 6%, il valore più basso degli ultimi 28 anni) e in parte devono essere analizzati altri fattori, tra cui la guerra dei dazi con gli Stati Uniti e un indebitamento dei nuclei familiari che ha raggiunto livelli preoccupanti (circa il 60% del pil). In mezzo a tutto questo i prezzi degli immobili sono aumentati e i consumi interni diminuiti. Uno scenario del genere ha provocato due tendenze: non solo sono stati abbandonati diversi progetti in fase di costruzione, ma molti costruttori cinesi hanno iniziato a spostare il loro business al di fuori dei confini nazionali. In attesa che tornino tempi migliori.

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