Sono state messe in atto strane manovre da parte di Ray Dalio e altri pezzi grossi della finanza internazionale. In un recente post pubblicato su Linkedln e ripreso da Bloomberg e Milano Finanza, Ray Dalio, manager di Bridgewater, afferma che le prossime azioni politiche influenzeranno l’economia mondiale come mai avvenuto prima.

“Lasciate i bond e investite sull’oro”

“Nell’immediato, in un contesto improntato alla calma per le vacanze di agosto, stiamo assistendo a due leader polemici, nazionalisti e militaristi che cercano di mettersi paura a vicenda, mentre il mondo rimane a guardare per vedere quale dei due vedrà scoperto il proprio bluff, o se invece scoppierà una guerra infernale, e l’aumento delle probabilità che il Congresso [statunitense] non riesca a innalzare il tetto del debito (portando a un default tecnico, a un blocco temporaneo della pubblica amministrazione e a una maggiore perdita di fiducia nell’efficacia del nostro sistema politico). Sono situazioni su cui è difficile scommettere, a favore o a sfavore, dunque la cosa migliore che si possa fare è rimanere neutrali in relazione ai possibili esiti”.

Neutralità e prudenza sembrerebbero dunque le direttive suggerita da Ray Dalio. Tuttavia nel seguito della nota il top manager suggerisce agli investitori una precisa azione: la fuga. Si tratta ovviamente di una fuga figurata trattandosi di materia economica. Nello specifico Ray Dalio consiglia di ridurre di molto i rischi d’investimento, in particolare nei Paesi emergenti e cercare la sicurezza nell’oro. “Chiunque dovrebbe investire il 5-10% del proprio patrimonio nell’oro”, ha dichiarato il top manager.

I veterani di Wall Street compatti con Dalio

La posizione di Dalio è stata immediatamente avallata da altri “veterani” di Wall Street. Come riportato da Bloomberg “tutti i principali managers dal Pacific Investment Management Co. Fino al T. Rowe Price Group Inc. stanno suggerendo ai proprio investitori di ridurre il rischio”. Secondo i piani alti di Wall Street tale situazione sarebbe dovuta a due fattori.

Da una parte i bond dei mercati emergenti, in particolare Brasile, Sud Africa e Turchia, che renderebbero meno dei titoli spazzatura americani. Dall’altra i conflitti politici interni agli Stati Uniti stessi. Sull’instabilità di Washington si è espresso anche Mati Greenspan, senior analyst di eToro: “La Casa Bianca continua a navigare in acque agitate dopo l’annuncio della dipartita di Steve Bannon, capo stratega e consigliere fidato di Trump”, riporta così Wall Street Italia le sue parole.

Wall Street contro Pentagono

Cosa ci può essere dietro a tutta questa manovra di fuga degli investitori? Sembrerebbe un altro atto della lotta interna al deep state americano. Una vera e propria guerra per la supremazia tra Pentagono e Wall Street. Se l’ala militare statunitense risponde con entusiasmo alle minacce interventiste lanciate da Trump contro Corea del Nord e Venezuela, dall’altra Wall Street guarda con preoccupazione i rischi economici legati a un eventuale conflitto su larga scala.

Così questa preventiva fuga dai bond, non solo esteri, ma anche americani, potrebbe essere interpretata come un avvertimento di Wall Street. Se gli investitori fuggono e scelgono l’oro invece che i bond si arriverà a “un default tecnico e a un blocco temporaneo della pubblica amministrazione”, proprio come dichiarato da Ray Dalio. Non è un caso poi che tra i Paesi emergenti considerati a rischio venga citata la Turchia, in un momento in cui la stessa si è pericolosamente avvicinata a Mosca, allontanandosi così dalla sfera d’influenza occidentale.

A rischio anche i bond europei

Economia e politica si intrecciano fino a diventare una sola cosa, indistinta. Ma non finisce qui. Questa chiamata alla fuga dai bond potrebbe infatti anticipare quanto sarà discusso al meeting di Jackson Hole in Wyoming, previsto questo giovedì. A questo incontro parteciperanno i principali banchieri centrali del mondo, tra cui appunto Mario Draghi. Secondo Wall Street Italia tale incontro segnerà la fine del Quantitative easing in Europa lasciando così a loro stessi “Paesi che non sono pronti ad abbandonare questi strumenti”. Al rischio del tapering (ovvero la fine dell’acquisto dei titoli di Stato europei da parte della BCE) si deve dunque aggiungere una fuga generale degli investitori verso l’oro. Uno scenario che metterebbe a rischio le economie con i debiti pubblici più alti, ovvero Italia, Spagna, Grecia, Portogallo e la stessa Francia. Un modo per tenere sotto scacco l’Europa in un momento di grande rischio di crisi internazionale.

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