Cina e Stati Uniti, come un’aquila reale e un dragone tradizionale, obbligati a combattersi in una guerra degli opposti: è l’immagine presentata sulla copertina di un libro che ha avuto qualche successo: Destinati alla guerra di Graham Allison, ex professore della Università di Harvard.

La costruzione di un “blocco” anticinese è al centro delle riflessioni politiche. Dai popolari europei, rappresentati da Silvio Berlusconi, che ha parlato di un “impero” troppo distante  dalla storia e dalle convinzioni del blocco occidentale a Donald Trump, che ha da poco chiesto a Xi Jinping di rimuovere le tariffe sui prodotti agricoli esportati dagli Stati Uniti d’America. Passando sul lato del campo sovranista, abbiamo avuto modo di conoscere la visione di Steve Bannon: “Penso che questo rappresenti un punto chiave, penso che il movimento dei partiti cristiano-sovransti stia prendendo atto dell’esistenza di un problema più grande: la Cina totalitaria e mercantilista…”.

Questo conflitto rischia di monopolizzare il dibattito da qui ai prossimi anni. Il mondo intero deve sperare che Cina e Stati Uniti non finiscano nella “trappola di Tucidide”, quella che il professor Graham ha rappresentato come quasi inevitabile nella sua opera. La stessa che porterebbe alla guerra. Ma il predominio commerciale cinese – sono in molti a dichiararlo senza remore – necessita almeno di un argine. In questo senso, va interpretata la richiesta dello chief in commander in materia di tariffe agricole, che tocca però anche prodotti di origine animale, come riportato pure su Politico.

Adesso al tycoon non conviene alzare i toni. Una pausa dello scontro può essere digerita anche dagli elettori, e dagli interessi, più ostili al dragone.L’incontro avuto con Kim – Jong un non è stato un successo. Trump deve provare a chiudere la partita del muro al confine con il Messico, tenere botta sulle questioni interne, e non può perdere ulteriore terreno in termini di credibilità. Aveva annunciato un incremento dei dazi, ma la disponibilità di Xi Jinping a parlarne a quattro occhi, cosa che dovrebbe avvenire a breve, ha prodotto una parziale marcia indietro. Sembra una storia di sfondo, una di quelle che interessano la normale dialettica geopolitica, ma potrebbe essere il preambolo di un cataclisma. Trump ne ha contezza e ci va coi piedi di piombo.

La richiesta di rimozione delle tariffe commerciali sui prodotti agricoli è solo un passaggio obbligato. Lo scontro commerciale vero e proprio, del quale abbiamo assistito ai preamboli, passerà, forse, dalla costituzione di un blocco che dovrebbe interessare sia gli Stati Uniti d’America sia le istituzioni sovranazionali del Vecchio Continente. La Cina potrebbe costituire quella amalgama in grado di obbligare gli Stati Uniti ad abbandonare il terzo paradigma di Huntington, quello secondo cui, a conti fatti, agli americani conviene rinunciare al ruolo di “guida del mondo”, ma pure il collante per ricompattare un fronte, quello europeo, che oggi appare più diviso che mai. Certo è che per sfuggire alla trappola di Tucidide servirà impegno da parte di tutti.

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