Basta sprechi, la Cina si rimbocca le maniche e chiede alle amministrazioni di ogni livello un controllo più rigido sulle spese in uscita. I conti in rosso dei governi locali hanno fatto scattare un campanello d’allarme ai piani alti del partito, preoccupato del crescente debito di alcune province. Per questo motivo la Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma cinese (Ndrc), da principale pianificatore economico del Paese, ha emesso alcune linee guida che i funzionari dovranno seguire prima di approvare qualsiasi progetto di partenariato pubblico-privato. Le cause di un passivo così ingente sono molteplici, tra cui un sistema economico finanziario fin troppo flessibile quando si tratta di concedere prestiti, molti dei quali utilizzato per investimenti infrastrutturali.

Debito fuori controllo

Il meccanismo avviato non conosce fine; per bloccarlo è stato necessario chiudere i rubinetti dall’alto, o quanto meno diminuire i prestiti fin qui distribuiti a pioggia e spesso senza criterio. Il governo centrale intende sviluppare la Nazione affidandosi a progetti infrastrutturali, quindi ha sempre accettato di erogare crediti alle amministrazioni locali desiderose di impegnarsi in progetti di utilità sociale. Palazzi, strade, ferrovie e tanto altro ancora con la generosa partecipazione dello Stato. Il problema è che i prestiti arrivano dall’alto, ma l’alto spesso ordina alle banche di essere più morbide di fronte a soggetti, pubblici o privati non fa differenza, che chiedono denaro da investire. E così che, secondo alcuni esperti, l’economia della Cina starebbe crescendo sopra una montagna di debiti.

Luci e ombre degli investimenti infrastrutturali

In Cina nessuno si è mai preoccupato più di tanto del debito pubblico, che si è attestato intorno al 260% del Pil; nel 2007 questo valore era di rica 6 mila miliardi di dollari, più del 140% del suo prodotto interno lordo, oggi siamo arrivati a quota 29 mila miliardi. Una crescita esponenziale che, passo dopo passo, avrebbe messo in crisi il sistema economico cinese, e con esso quello bancario. Dunque Pechino ha applicato alcuni paletti per evitare che le amministrazioni locali allargassero una voragine già enorme. Da una parte Xi Jinping ha intenzione di potenziare i progetti infrastrutturali, vero e propria colonna vertebrale della Cina del XXI secolo, ma dall’altra vuol evitare che lo Stato venga travolto dai debiti, a maggior ragione ora, nel bel mezzo di una guerra commerciale.

I progetti di partenariato pubblico-privato (Ppp)

Come riporta Agenzia Nova, secondo quanto stabilito dalla Ndrc ogni singolo progetto di partenariato pubblico-privato deve prima superare uno studio approfondito di fattibilità, che include un’analisi sul costo, sull’efficienza e la gestione del rischio. L’obiettivo del Dragone è contenere il rischio, quindi le proposte che non soddisfaranno i criteri statali non saranno consentiti. Negli ultimi anni, a partire dal 2013, i cosiddetti progetti di partenariato pubblico-privato (Ppp) hanno rappresentato il mezzo più utilizzato dalle autorità cinesi per finanziare le infrastrutture. Questi modelli di investimento collaborativo tra il governo e le società private non sono altro che una sinergia ideata per ridurre i debiti di certe disastrate amministrazioni locali. Il problema è che alla base non vi erano filtri capaci di misurarne l’efficienza. Adesso si volta pagina.

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