Le tensioni tra Cina ed India si sono spostate sul piano commerciale ed hanno coinvolto il settore petrolifero. Tre fonti hanno riferito alla Reuters che le raffinerie statali indiane hanno interrotto gli acquisti di petrolio da rivenditori cinesi. La causa è da ricercare nel regolamento che mira a limitare le importazioni provenienti dagli Stati confinanti con Nuova Delhi. La norma è entrata in vigore il 23 luglio, in seguito agli scontri lungo la frontiera tra le due nazioni che hanno portato alla morte di 20 soldati indiani. Le raffinerie statali, che controllano il 60%  del mercato petrolifero indiano, hanno deciso di non fare affari, tra gli altri, con China Aviation Oil (Singapore) e PetroChina e di non affidarsi alle petroliere cinesi. L’India è il terzo consumatore di petrolio al mondo ed importa circa l’84 per cento del suo fabbisogno.

Il ruolo della Federazione Russa

L’India ha raggiunto, nel febbraio del 2020, un accordo con Rosfnet, una compagnia petrolifera  controllata dal governo russo, per garantirsi due milioni di tonnellate di petrolio proveniente dagli Urali. L’intesa va ad inserirsi in una più ampia strategia indiana che mira a diversificare l’accesso al petrolio facendo leva sui Paesi non membri dell’Opec ed evitando i rischi derivanti dai complessi schemi della geopolitica internazionale. I rapporti tra Mosca e Nuova Delhi, già ottimi, possono consolidarsi e questo sviluppo può consentire al Cremlino di esercitare un’influenza crescente sulle dinamiche indiane. Il governo indiano e Rosfnet hanno inoltre concordato sulla necessità di potenziare la cooperazione nel settore degli idrocarburi, un pilastro particolarmente importante della Partnership Strategica bilaterale. India e Russia hanno recentemente concordato sulla necessità di dar vita al Corridoio di Trasporto Nord-Sud (INSCT)che, attraverso l’Azerbaigian, l’Iran e l’Oceano Indiano dovrebbe connettere Mumbai con San Pietroburgo ed hanno accennato alla possibilità di riattivare i collegamenti marittimi tra Chennai e Vladivostok, in grado di velocizzare gli spostamenti dei cargo tra un porto e l’altro. Nuova Delhi è inoltre particolarmente interessata allo sviluppo di un corridoio in grado di connettere l’Insct con l’Artico Russo, che è ricco di petrolio e risorse minerarie tra cui ci sono l’oro, il nickel, l’urano, il tungsteno ed i diamanti.

L’attivismo degli Stati Uniti

Nel luglio del 2020, come riferito da Dharmendra Pradhan, Ministro indiano per il Gas Naturale ed il Petrolio, India e Stati Uniti hanno siglato un protocollo d’intesa per cooperare al fine di sviluppare una riserva strategica petrolifera, La pandemia ha spinto il governo indiano ad incrementare le proprie scorte di petrolio tanto all’interno del Paese quanto all’esterno e potrebbe depositarne una parte all’interno di una serie di infrastrutture locate negli Stati Uniti. La Partnership Energetica tra India e Stati Uniti potrebbe espandersi ulteriormente grazie al progressivo miglioramento delle relazioni diplomatiche ed al fatto che tanto Nuova Delhi quanto Washington necessitano l’uno dell’altra per fronteggiare la minaccia posta dalla Cina nel continente asiatico. L’India ha iniziato ad importare petrolio dagli Stati Uniti (che si posizionano al sesto posto tra i rifornitori di Nuova Delhi) a partire dal 2017 e negli ultimi anni la quantità importata si è decuplicata fino a raggiungere i 250mila barili al giorno.

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