Dopo il blocco alle transazioni estere in valuta straniera di proprietà dei suoi istituti, la Russia ha mandato un segnale pagando due cedole di eurobond denominate in dollari utilizzando riserve di rubli. Una mossa senza precedenti nella guerra economico-valutaria con l’Occidente e che segna un’escalation nel confronto serrato tra Mosca e la coalizione a guida statunitense. Washington punta apertamente sul default russo come obiettivo strategico per minare alle fondamenta il regime di Vladimir Putin.

La via maestra passa di fatto per il totale congelamento delle riserve detenute dalla Banca centrale russa e dai soggetti economici strategici che si intende penalizzare e aggedibili fuori dal Paese. Ad oggi bloccate per ogni transazione diretta verso la Russia. E che ora si vorrebbero bloccare completamente sulla base dell’appartenenza nazionale alla Russia. 

“Grandi scorte di riserve estere sono molto utili per isolarsi dagli shock economici globali”, ha detto a Marketplace Emma Ashford del Modern War Institute di West Point. Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha dichiarato che la Russia dispone di “tutte le risorse necessarie per ripagare il proprio debito” con l’estero e evitare dunque il default. Ovvero l’incapacità di onorare le obbligazioni con i Paesi che bloccano le transazioni con la Russia. Secondo il Financial Times, la Russia ha contratto debiti denominati nelle valute dei Paesi classificati come “ostili” per 49 miliardi di dollari. Questi debiti vanno ad aggiungersi alle cedole del settore privato, che sono complessivamente pari a 200 miliardi di dollari e coinvolgono principalmente attori a partecipazione statale come Gazprom e Rosneft. Peskov all’agenzia Tass ha spiegato la situazione sottolineando che “come è noto una gran parte delle riserve sono state bloccate all’estero, quindi, se il blocco continua e le operazioni effettuate con valuta congelata vengono bloccate, le cedole potrebbero essere pagate in rubli”.

Le riserve russe ammontano complessivamente a 630 miliardi di dollari a cui va aggiunta un’ingente quantità d’oro. Dove si trovano le riserve di Mosca? Una mappa precisa non è facile da stabilire. Nonostante la maggior quantità di yuan e oro acquistate negli anni, il dollaro e le altre valute dei Paesi ostili alla Russia costituiscono almeno il 45% delle riserve accumulate, a fine 2020, dalla Banca centrale, secondo i dati forniti dall’istituto guidato da Elvira Nabiullina e citati da Reuters. Usa, Regno Unito, Giappone, Francia e Germania sono i Paesi le cui quattro valute (oltre al dollaro sterlina, yen, euro) sono sfruttati da Mosca. “Probabilmente la maggior parte delle riserve di valuta estera della Banca centrale russa sono depositate alla Bundesbank, la banca centrale della Germania”, nota StartMag: non dimentichiamo che proprio dagli incassi tedeschi di Gazprombank parte la grande strategia con cui la Banca centrale impone agli esportatori di gas e petrolio di comprare con l’80% delle riserve accumulate dei rubli così da rafforzare il cambio.

Come riporta Fortune, infatti, “le riserve in valuta estera sono particolarmente utili per gestire l’inflazione interna, poiché le banche centrali possono acquistare e vendere riserve in valuta estera per controllare il valore della propria moneta” e in Russia la Nabiullina sta da tempo gestendo proprio questo meccanismo accumulando riserve dopo aver dovuto bruciare 138 miliardi di dollari in poche settimane per difendere il rublo in seguito alla crisi della Crimea. Le riserve russe si erano ridotte a 368 miliardi nel 2015 e sono cresciute fino ai 630 attuali: per onorare il debito estero, teoricamente, basterebbe il 13% di riserve denominate in yuan, ma chiaramente ora più che mai esse sono strategiche per mantenere aperto un link tra la Russia e il resto del mondo.

Quindi l’affermazione di Peskov è in un certo senso vera a metà: la Russia ha si una quota notevole di riserve, ma vedersene congelata quasi la metà la riporterebbe a una situazione peggiore di quella post-Crimea del 2014-2015, anni in cui la Banca centrale andò nella tempesta. Ed è sulla disponibilità materiale di valuta pregiata in patria che si gioca la partita: il fatto che la Russia stia muovendosi per onorare in rubli cedole denominate in dollari lascia pensare che le disponibilità inizino a esaurirsi. Presto una mossa potrebbe essere obbligata: l’utilizzo delle entrate energetiche da un miliardo di euro al giorno che potrebbero così esser dirottate direttamente sull’onore del debito e non sulla creazione di risorse. Bloccando così il circolo virtuoso su cui si basa l’economia russa.

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