Le prospettive economiche della Slovacchia sembrano meno buone del previsto dopo che un bollettino del Ministero delle Finanze ha previsto, per il 2019 ed il 2020, un rallentamento del sistema produttivo della prospera nazione dell’Europa centrale. Il prodotto interno lordo dovrebbe espandersi del 2,4 per cento nel 2019 e del 2,3 per cento nel 2020, uno dei tassi più bassi degli ultimi anni ed un netto decremento rispetto al +4,1 per cento fatto registrare nel 2018. Lo stesso ministero ha dovuto rivedere al ribasso le proprie stime: la crescita era stata infatti prevista al 3,5 per cento nel 2019 ed al 3,4 per cento nel 2020. Le cause di questo rallentamento andrebbero ricercate nel contesto internazionale: la prospettiva di una Hard Brexit, le guerre commerciali a livello globale e le difficoltà economiche di Stati come la Germania, il principale partner di Bratislava, avrebbero impattato sulle prospettive locali, basate sull’export industriale e sul settore manifatturiero.

Un segnale d’allarme

Il quadro macroeconomico della Slovacchia, malgrado gli ultimi sviluppi, resta comunque molto buono. Il tasso di disoccupazione che nel gennaio del 2014 toccava il 13,9 per cento si è progressivamente ridotto nel corso degli anni fino a veleggiare intorno al 5,5 per cento, un dato molto buono che certifica lo stato di salute del Paese. Il salario medio netto pro capite sfiora i 900 euro e l’aumento delle retribuzioni ha favorito una crescita dei consumi interni, ma anche dell’inflazione. La Slovacchia è stata comunque definita come l‘economia sviluppata che cresce più velocemente al mondo. La nazione fa parte del cosiddetto Gruppo di Visegrad insieme ad Ungheria, Repubblica Ceca e Polonia di cui condivide le linee politiche, come un approccio di chiusura nei confronti dell’immigrazione. La peculiarità di Bratislava, però, è quella di essere guidata, sin dal 2012, da un partito che almeno nominalmente è di cento-sinistra: Direzione-Socialdemocrazia. Il movimento sfida la tradizionale dicotomia destra-sinistra e governa, dopo le elezioni del 2016 in cui ottenne il 28 per cento dei voti e 49 seggi su 150 nel Consiglio Nazionale, con il Partito Nazionalista Slovacco, destra radicale, Most Hid, centro destra e con il Partito Conservatore.

Le prospettive

Robert Fico, leader storico di Direzione-Socialdemocrazia e primo ministro dal 2012, si è però dimesso dalla guida del governo nel marzo del 2018 in seguito all’omicidio del reporter investigativo Jan Kuciak e della sua compagna Martina Kušnírová. Kuciak stava indagando, tra le altre cose, sui legami tra la politica slovacca e la ‘Ndrangheta e la sua morte ha provocato un vasto shock nel piccolo Paese dell’Europa Centrale e diffuse manifestazioni popolari. L’imprenditore Marian Kocner ed alcuni suoi complici sono stati recentemente rinviati a giudizio in connessione con l’omicidio. Direzione-Socialdemocrazia ha subito un’ulteriore batosta nel marzo 2019 quando Zuzana Caputova, progressista ed ecologista, ha sconfitto al ballottaggio delle presidenziali Maros Sefcovic, esponente del partito.

Le elezioni parlamentari, previste per il marzo del 2020, potrebbero così determinare un mutamento nell’esecutivo di Bratislava ed un primo arretramento dei movimenti sovranisti in Europa Centrale. I sondaggi elettorali prevedono una ripartizione di voti piuttosto frammentata: i Socialdemocratici sarebbero ancora primi ma con solamente il 20 per cento dei voti, subito dietro verrebbero gli europeisti di Slovacchia Progressista e di Together praticamente appaiati con la destra estrema di Marian Kotleba ed il suo Partito Popolare Slovacchia Nostra, tutti stimati tra il 12 ed il 17 per cento dei consensi. Una serie di altri movimenti, europeisti o nazionalisti, si piazzerebbe ancora più indietro. Sembra difficile, però, che il rallentamento economico del Paese possa favorire un cambio di governo che, invece, potrebbe essere stimolato semplicemente dalla volontà della popolazione di vedere facce ed idee nuove al potere.

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