In tutto il Paese i prezzi sono triplicati, se non quadruplicati. Acquistare alcuni beni, come farina, pasta, zucchero e olio, è sempre più complesso. Anche a Pyongyang, cuore pulsante della Corea del Nord, la situazione non è semplice. La disponibilità delle merci è diminuita, mentre le importazioni non sono ripartite al ritmo auspicato. Mancano risorse, materiali chiave, parti decisive per poter produrre. Un numero indefinito di imprese si è fermato, e molte persone hanno perso il lavoro. Certo, la pandemia di Covid-19 ha provocato danni economici in tutto il mondo. Ma le cicatrici più evidenti se le portano sulla pelle le nazioni che dovevano fare i conti con problemi pregressi.

Il governo nordcoreano, già alle prese con una situazione economica precaria a causa delle stringenti sanzioni economiche, è stato travolto da un fiume in piena. E non solo in senso figurato, visto che a complicare un quadro quasi apocalittico – ma non tragico – c’ha pensato madre natura. Lo scorso agosto, tifoni e piogge torrenziali hanno devastato raccolti e villaggi, soprattutto nella parte meridionale del Paese. Emblematiche le immagini del leader Kim Jong Un, in mezzo ai contadini, senza abiti d’ordinanza, nel tentativo di rassicurare la popolazione rurale.

Strettamente connessa all’economia, c’è la questione sanitaria. Mentre tutti si sono ritrovati a fare i conti con il Sars-CoV-2, pare che la Corea del Nord sia rimasta indenne dalla diffusione del virus. Ciò nonostante, conoscendo i limiti del proprio sistema sanitario, Kim Jong Un ha isolato la nazione nel tentativo di impedire l’ingresso dell’agente patogeno. Dal gennaio 2020, ovvero fin dalla comparsa dei primi casi in Cina e in Europa, Pyongyang ha chiuso a tre mandate i suoi confini. A distanza di un anno, sembrerebbe che la missione sia riuscita. Lo dimostrerebbero le testimonianze di alcuni diplomatici in servizio oltre il 38esimo parallelo e le recenti maxi parate militari organizzate nella solita maniera monumentale, con migliaia di cittadini riuniti nelle pubbliche piazze, uno accanto all’altro e – strano ma vero – senza mascherine.

Lo sforzo è stato notevole. Anche perché chiudere i confini ha provocato la fine – o comunque il ridimensionamento – del vitale flusso commerciale proveniente dalla Cina (si parla di un crollo del 70% nel corso del 2020). Senza le solite derrate alimentari ed energetiche, e con alcune misure di sicurezza attuate per prevenire una possibile insorgenza del virus, la quotidianità dei 24 milioni di nordcoreani è stata stravolta. È evidente: in un contesto del genere anche l’economia ne ha risentito. A dicembre sono scattati i primi campanelli d’allarme. Kim arrivò a criticare le agenzie economiche del Paese in occasione di una riunione del Politburo del Partito del Lavoro di Corea.

Il motivo è facilmente intuibile: le suddette agenzie non avrebbero adottato una gestione “scientifica” (o, per meglio dire, corretta) delle politiche governative. A un mese di distanza, a gennaio, all’ottavo Congresso del partito, Kim è andato oltre. Il leader ha dichiarato che la Corea del Nord non era riuscita a raggiungere alcuni dei traguardi economici prefissati dal piano quinquennale avviato nel 2016. La strategia di Kim Jong Un, unire lo sviluppo scientifico al miglioramento del benessere dei cittadini, si è ritrovata a fare i conti con la dura realtà dei fatti, anche se inizialmente aveva mostrato un potenziale tutto sommato interessante. La pandemia ha insomma ridimensionato le aspettative.

I nodi sono arrivati al pettine pochi giorni fa, quando Kim ha licenziato in tronco il Ministro dell’Economia nominato da appena un mese. Secondo quanto riferito da Reuters, che ha citato media nordcoreani, il presidentissimo ha puntato il dito contro il gabinetto presieduto da Kim Tu Il (sostituito da O Su Yong) per mancanza di innovazione nella stesura degli obiettivi da far confluire in un nuovo piano quinquennale. Non solo. A far irritare Kim ci sarebbero state anche altre sbavature piuttosto gravi, come la definizione di obiettivi approssimativi, o troppo irraggiungibili o irrisori, che avrebbero provocato continue carenze di elettricità in tutto il Paese.

L’ira di Kim si è abbattuta inoltre sui funzionari del settore agricolo. La loro colpa: essere troppo ambiziosi e bluffare sulla quantità di raccolti che la Corea del Nord può realisticamente sostenere. Dura reprimenda, infine, pure per quelle fazioni governative in grado di aggirare la legge gestendo commercio e attività economiche per ottenere vantaggi personali. Il messaggio è risuonato forte e chiaro: “L’abuso di potere sarà eliminato risolutamente mobilitando l’autorità del Partito, il diritto legale e la prerogativa militare”.

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