Cina e Africa: una connessione commerciale solida, conveniente e proficua. No, questa volta non c’entra la Nuova Via della Seta e non stiamo parlando di scambi economici quanto piuttosto del florido canale che consente ai trafficanti africani di acquistare dall’Asia le sostanze chimiche necessarie per la produzione di droghe di ogni tipo. Sostanze che, lavorate nei sempre più numerosi laboratori cinesi e indiani, vengono spedite in Africa e da qui in tutto l’Occidente, Stati Uniti compresi. Un lungo reportage del South China Morning Post fa luce su questa triangolazione di fuoco che consente a enormi quantità di droga di invadere le società occidentali.

Dall’Asia all’Africa

Il punto di partenza principale è il Kenya. Qui, accanto a poveri e poverissimi, operano i signori della droga. Una delle famiglie di trafficanti più importanti è quella della quale fa parte Baktash Akasha, condannato a New York a 25 anni di prigione. I documenti degli Akasha hanno permesso alle autorità americane di ricostruire il ruolo di primo piano svolto dai Paesi asiatici come Cina, India, Pakistan, Iran e Afghanistan nell’alimentare l’abuso di droga sulle coste keniote e, di riflesso, nel resto dell’Africa e in Occidente. Gli Akasha, e come loro anche altre famiglie, hanno acquistato per anni sostanze chimiche precursori da contrabbandieri cinesi per la produzione illecita di droga. Tra queste spicca l’abba, usata per la produzione di Mandrax o methaqualone, farmaci che possono creare gravi dipendenze. La corte di New York ha scoperto che nell’estate 2014 Baktash Akasha ha accolto un importante fornitore cinese nella città keniota di Mombasa; la sua famiglia ha offerto 40mila dollari per ogni tonnellata di abba procurata e altri 30mila extra a tonnellata se l’asiatico avesse scelto di lavorare solo per gli Akasha. Il commerciante cinese nei tre anni successivi ha fornito agli africani 10 tonnellate di abba.

Il giro di vite del governo cinese non basta

La storia della famiglia criminale Akasha è indicativa su come la Cina stia indirettamente giocando un ruolo chiave nella trasformazione dell’Africa in un attore fondamentale nel commercio globale di droga. Pechino ha ordinato varie volte numerosi giri di vita sugli spacciatori ma le autorità faticano sempre di più a contenere un fenomeno ormai diffusissimo, a giudicare dai numeri riportati dalla corte americana. Dal Dragone e dall’India arrivano nel continente africano i prodotti chimici precursori per la produzione illecita di oppioidi sintetici o eroina, mentre Iran, Pakistan e Afghanistan forniscono eroina pura. La cocaina coinvolge invece i paesi dell’America Latina.

Il ruolo dell’India

La seconda fase si svolge in Africa. Una volta ottenute le sostanze grezze, i trafficanti attivano i loro laboratori sparsi in Stati come Sudafrica, Zimbawe, Kenya, Congo, Burundi, Tanzania e Mozambico. Qui dentro vengono prodotte le droghe sintetiche, portate poi in vari porti del mondo attraverso yacht privati. La Cina ha scelto tolleranza zero per frenare il commercio di stupefacenti, imponendo punizioni rigide e persino la pena di morte; eppure Pechino non è ancora riuscita a rintracciare molti laboratori illeciti che spediscono le sostanze sui mercati stranieri. L’India è una grande fonte di tramadolo, un oppioide che si è diffuso in gran parte dell’Africa, soprattutto in Kenya e Nigeria. Andrew Franklin, un consulente per i servizi sulla sicurezza con base in Kenya, ha spiegato sempre al South China Morning Post che “a differenza della Cina, l’India non ha rigidi controlli, quindi molte aziende farmaceutiche producono enormi quantità di farmaci che vengono poi dirottati nel mercato nero”. L’ultima fase? Il consumo delle droghe nelle strade di New York, Londra e Parigi.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.