Il populismo monetario e la scelta di Vladimir Putin di andare al muro contro muro sull’energia con l’Occidente hanno una grande, clamorosa sconfitta: Elvira Nabiullina, la governatrice della Banca centrale, la “donna dei miracoli” chiamata più volte a salvare la Russia da sanzioni, crisi economiche, rischi di default e in queste settimane di guerra in Ucraina tra le persone più attive a lenire l’effetto dell’offensiva economica occidentale verso Mosca. Una strategia sinora coronata da successo ma che la mossa di Putin di chiedere i pagamenti di gas e petrolio unicamente in rubli può destrutturare.

La via di Putin verso il populismo monetario

Tutto si è ribaltato in poche ore. Il 30 marzo scorso si era concluso con un accordo verbale telefonico tra Vladimir Putin e il cancelliere tedesco Olaf ScholzGazprombank sarebbe stata chiamata a incassare euro e dollari dall’Occidente per le forniture energetiche e a convertirli in rubli. Il giorno dopo, però, al mattino il colosso energetico russo ha fatto trapelare a Kommersant, importante quotidiano economico russo, la notizia di una preparazione allo stop alle forniture. Il pomeriggio è stato segnato dallo shock: Putin ha ordinato la vendita di prodotti energetici unicamente in rubli. La trincea eretta dalla Nabiullina si è sgretolata così poco dopo che assieme al vicepremier Novak sembrava aver portato Putin sulla strada della ragione.

“Dire no allo Zar non è cosa semplice, e Nabiullina rappresenta senz’altro una anomalia” nell’apparato russo, nota il Corriere. “Perché può permettersi di conservare al tempo stesso una parvenza di autonomia decisionale, e di essere parte integrante del sistema di potere russo, forte com’è di un rapporto saldo con il presidente” che dopo averla vista all’opera nella grande tempesta della recessione mondiale (2008-2009) e averla salutata pubblicamente come salvatrice della Russia, nel 2013 le affidò la guida della Banca centrale. L’istituto monetario della Federazione Russa è stato sempre un’anomalia nell’architettura di potere putiniana. Vera e propria centrale dell’ortodossia monetaria, ha contribuito all’economia di resistenza alle sanzioni europee e statunitense adottando un approccio di rigido controllo delle riserve monetarie.

Tutte le battaglie della Nabiullina

Elvira Nabiullina è stata da molti accostata a Mario Draghi per il fatto che nel 2014 più volte si dichiarò pronta a compiere “qualsiasi sforzo” per salvare il rublo dalle sanzioni (un whatever it takes alla russa), ma in realtà il suo vero modello è piuttosto Guido Carli e la lezione secondo cui nei momenti di caos finanziario una banca centrale ha solo un’arma: la credibilità. E la Banca centrale russa è stata di fatto per anni l’unica autorità capace di influenzare attivamente le mosse di Vladimir Putin, la cui sfida all’Occidente si è paradossalmente nutrita dello spazio di manovra garantito dall’applicazione rigorosa di dogmi austeritari e di controllo dei capitali funzionali all’accumulazione di riserve di valuta pregiata e oro come garanzia contro le sanzioni. Dal 2014 ad oggi la Russia non ha fatto default, non è crollata ed ha tenuto a prezzo di una deflazione interna esplosa nel 2018 con la regressiva riforma delle pensioni promossa dal governo. Allora, nota il Corriere, fu nuovamente Elvira Nabiullina a fungere da pompiere: “quando annunciò il taglio dei tassi di interesse che metteva fine alla rivolta dei pensionati, aveva al petto una spilla a forma di colomba, un segno di pace. Quando invece annunciò il lockdown bancario dovuto al Covid-19, esibiva sul risvolto della giacca una spilla a forma di casa, per incitare i russi a non uscire”.


Ebbene, la guerra in Ucraina ha visto questa trincea di credibilità e indipendenza franare e portare l’economia russa in territorio ignoto. Al contrario del Corriere, riteniamo inevitabile e col senno di poi azzeccato la mossa con cui la Nabiullina il 24 febbraio, giorno dell’invasione dell’Ucraina, ha raddoppiato al 20% i tassi d’interesse per difendere il cambio. I dati sull’esaurimento rapido della fuga di capitali e del caos sul rublo lo testimoniano. Ma da allora in avanti l’indipendenza della banca centrale è stato di fatto rimpiazzata da una negoziazione continua con cui la Nabiullina ha fornito al governo sempre più spazio di manovra per ridurne di fatto l’influenza sulla politica nazionale.

Nella strategia della Banca centrale russa, negli anni scorsi l’ancoraggio indiretto alle valute occidentali garantito dalle vendite energetiche doveva, assieme alla costruzione di piattaforme di pagamenti nazionali (Mir) e all’accumulazione di riserve auree, fornire le basi per un’autonomia strategica di Mosca in campo valutario che permettesse di guardare da pari a pari negli occhi le potenze che volevano modificare in direzione della de-dollarizzazione l’ordine valutario globale senza rendere il rublo, moneta strutturalmente debole, un’appendice periferica dell’ingombrante yuan cinese. Ora invece il rischio è che, sul medio periodo, proprio in questa direzione si stia andando. 

Una strategia di caos

La Nabiullina, nota il Corriere, appare oggigionro “obbligata a condurre una politica monetaria che va in direzione opposta alla sua dottrina” mentre per la Russia, già sfidata sul terreno dello stop alle forniture da Francia e Germania, il muro contro muro può avere effetti rovinosi. La Russia ha più bisogno del denaro occidentale di quanto l’Europa abbia bisogno del pur vitale gas russo. E se il bluff di Putin sarà scoperto, il risultato sarà solo quello di aver compromesso credibilità e indipendenza della Banca centrale e della sua governatrice, adulto nella stanza nel cerchio magico di Putin, in nome di una manovra capace, per mere ragioni di prestigio, di condurre al declino l’economia russa castrandone le prime fonti di rifornimento. Appellarsi nuovamente alla “donna dei miracoli”, in questo caso, sarebbe.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.