La nascita nel secondo esecutivo guidato da Giuseppe Conte non cambia il terreno di gioco strategico in cui l’Italia si trova a dover agire, né la necessità di dover procedere a elaborare piani di lungo periodo e d’insieme per meglio valorizzare l’interesse nazionale. Vi sono campi in cui il contesto attuale richiede scelte strategiche di ampia portata, capaci di incidere in prospettiva. E ciò vale in particolar modo per quei settori in cui confluiscono i desiderata di più comparti e apparati strategici e notevoli pressioni internazionali: essenzialmente, l’energia, le infrastrutture e l’industria tecnologica, specie nel suo ramo a contatto con la Difesa.

E proprio sul tech e sui comparti strategici è d’obbligo soffermarsi per capire l’importanza delle partite in cui l’Italia sarà coinvolta. E la necessità, per il nuovo governo Conte, di prendere scelte chiare e decise in un contesto che vede la competizione globale farsi sempre più agguerrita. Le sfide più impellenti sono due: partecipare alla partita industriale europea da protagonisti e, al tempo stesso, valorizzare il sistema della Difesa bilanciandosi tra asse franco-tedesco e cordate industriali basate sulla Nato e sulla coppia Usa-Regno Unito.

Il “fondo Ursula” e l’asse franco-tedesco

Recentemente è filtrata la notizia che Ursula von der Leyen,intenta a tessere la tela della nuova Commissione europea, stia lavorando a un fondo sovrano europeo destinato a mobilitare finanziamenti, sia pubblici che privati, da destinare all’impresa europea e al rafforzamento della sua competitività nei settori cruciali per l’economia contemporanea per complessivi 100 miliardi di euro.

Un passo importante per evitare che l’Europa resti stritolata nel braccio di ferro tecnologico tra Stati Uniti e Cina, sfida in cui l’Unione non riesce a esprimere voce in capitolo, ma anche un terreno di prova per le capacità dell’Italia. Che con il Fondo nazionale innovazione, presentato in primavera dall’allora Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, è entrato nella sfida posta dall’ascesa dell’intelligenza artificiale e del 5G, ma che a livello comunitario dovrebbe accertarsi che una quota consistente di questi finanziamenti finiscano nel territorio nazionale. L’Italia sarebbe chiamata a essere il terzo più grande contributore di un tale fondo, ma lasciandone il timone strategico a Francia e Germania finirebbe per finanziare i loro “campioni nazionali” senza ricavare dividendi positivi.

Il rischio è di finire, per carenza di volontà politica, a siglare un compromesso al ribasso paragonabile a quello dell’accordo Fincantieri-Naval Group in cui, nell’intesa franco-italiana, alla componente nostrana è lasciata la delega alla costruzione di scafi e base dei futuri vascelli congiuntamente realizzati, mentre ai transalpini sarà riservata la componentistica elettronica e, nelle unità militari, la componente dell’armamento, che assieme rappresentano la parte maggiore del valore aggiunto.

Puntare sulla difesa per avere potere in Ue

Il “fondo europeo” prossimo a nascere si relaziona direttamente con le grandi manovre in atto nel terreno della difesa e dell’aerospazio. Recentemente, l’Italia ha voltato definitivamente le spalle all’asse Parigi-Berlino in campo aeronautico sposando il progetto britannico Tempest che vede protagonista la nostra Leonardo.

Analisti di peso come Carlo Pelanda, Giulio Sapelli e Claudio Antonelli hanno a più riprese ammonito sulla necessità per l’Italia di diversificare il novero di accordi firmati nei settori strategici per evitare di vincolarsi eccessivamente con le due cordate che stanno progressivamente dividendosi: quella franco-tedesca da un lato e quella atlantica dall’altra. In tal senso, puntare convintamente su Tempest garantirebbe maggiore serietà negoziale e capitale politico da investire nell’ampliamento delle prospettive d’azione in altri campi, come quello prima citato del fondo sovrano europeo.

E l’Italia non deve iniziare a guardare alla luce di una prospettiva eccessivamente ristretta i prossimi sviluppi politici europei e globali. Barattare con pochi miliardi di flessibilità sulla prossima legge finanziaria una cambiale in bianco di sostegno all’asse franco-tedesco in materia di politica industriale, senza aver chiari i ritorni effettivi di una scelta di questo tipo, sarebbe un grave errore che il governo giallorosso non deve compiere. Così come è da prevenire qualsiasi azione volta a barattare la partecipazione italiana con una svendita dei nostri asset strategici.

Dimostrando resilienza e spirito d’iniziativa l’Italia potrà essere soggetto e non semplice oggetto di queste grandi partite. Acquisendo potere negoziale anche di fronte a partner al di fuori del nostro orizzonte di alleanze geopolitiche. Prima fra tutti una Cina che potrà essere un valido e forte partner economico se l’Italia saprà rafforzare gli strumenti che permetteranno di veicolare ogni investimento estero nello sviluppo dell’interesse economico e politico nazionale.

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