La visita del presidente francese Emmanuel Macron in Cina si è rivelata piuttosto proficua per le relazioni bilaterali commerciali delle due nazioni. Le parti hanno concluso accordi dal valore di 15 miliardi di dollari firmando contratti in diversi ambiti:  dall’aeronautica, al settore energetico passando per l’agricoltura. La Beijing Gas Group e la francese Engie, ad esemio, hanno stipulato un memorandum d’intesa che porterà Parigi a collaborare alla costruzione di un terminale di gas naturale nella città di Tianjin. La Engie fornirà tecnologia per la prevenzione di fughe di gas che sarà molto utile per i futuri progetti che verranno intrapresi da Pechino. Venti compagnie francesi, inoltre, saranno autorizzate ad esportare carne di maiale, manzo e pollo verso la Cina ed è inoltre stato raggiunto un pre-accordo che dovrebbe portare la Orano a costruire un impianto di ritrattamento del combustile nucleare in una località cinese ancora da definire.

Il capitolo clima

Le prospettive commerciali non sono state, però, l’unico tema ad essere stato trattato nel corso della visita di Macron. Il presidente francese ha ricordato come la cooperazione tra Europa e Cina si rivelerà decisiva nel contenimento delle emissioni che contribuiscono al surriscaldamento climatico e che sarà necessario, per rispettare i parametri imposti dagli Accordi di Parigi, fissare nuovi obiettivi per il 2030 ed il 2050. Parigi e Pechino avevano già convenutodi potenziare i propri sforzi per lottare contro il cambiamento climatico e di portarli a livelli sempre più alti. La Cina dovrebbe raggiungere il picco delle emissioni intorno al 2030 ma, al tempo stesso ,dovrebbe portare la percentuale di combustili non fossili nel suo impatto energetico dall’attuale 15 per cento al 20 per cento entro la fine del decennio. Sullo sfondo permane la preoccupazione per quanto dichiarato dall’amministrazione Trump in merito agli Accordi di Parigi, gli Stati Uniti, infatti, si apprestano ad abbandonare l’intesa e ciò è destinato ad avere un impatto profondo sulle dinamiche internazionali.

Le prospettive

Emmanuel Macron ha anche avuto modo di incontrare, per la sesta volta negli ultimi tre anni, il suo omologo cinese Xi Jinping ed i colloqui mettono in evidenza la relazione sempre più stretta tra Europa e Cina. Nel corso dei precedenti incontri Macron e Xi hano avuto modo di criticare l’approccio nazionalista portato avanti dall’amministrazione Trump mentre hanno reiterato il loro supporto al multilateralismo. La guerra dei dazi iniziata da Trump, secondo Jean-Pierre Cabestan, professore di scienze politiche alla Hong Kong Baptist University e sentito da France24, ha spinto la Cina a cercare legami più stretti con Parigi e l’Europa. I massicci investimenti di Pechino nelle aree centro-orientali del Vecchio Continente ed il surplus commerciale cinese nelle relazioni con l’Unione Europea hanno, però, suscitato la preoccupazione di Macron.

Le relazioni tra Bruxelles e Pechino possono essere facilitate da convergenze politico-economiche del momento ma le due entità continuano a competere, su scale diverse, a livello mondiale. La questione dei diritti umani, inoltre, rischia di creare divisioni nei rapporti bilaterali. Le questioni dello Xinjiang ed a Hong Kong, infatti, sono ritenute dalla Cina come propri affari interni sui quali le altre nazioni non possono intervenire. L’organizzazione Human Rights Watch ha invece esortato Macron a parlare del rispetto dei diritti umani in questi territori con il suo omologo cinese. Sembra chiaro, però, come le rinnovate sinergie tra il Vecchio Continente e la Cina debbano evitare gli argomenti più spinosi.

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